La Cina corre, l’Ue sogna: la guerra è persa

di Alfonso Ponticelli

Di fatto una guerra è già persa , da una classe politica europea e nazionale incapace di comprendere come la dipendenza economica rappresenti nella realtà un effetto molto simile ad una invasione militare .
Andrebbe infatti ricordato come oggi la Cina produca l’80% dei pannelli solari del mondo, il 75-80% di tutte le batterie, il 60-65% dei componenti delle turbine eoliche e il 55% della produzione globale di acciaio grezzo.
Questa cifra supera quella dei successivi 15 paesi, mentre l’impero cinese sta ancora oggi mettendo in funzione sei (6) centrali a carbone al mese.
La sua produzione è ora più o meno uguale o superiore a quella di Stati Uniti, Unione Europea e Giappone, e ha trovato la propria origine nel trasferimento tecnologico che l’occidente ottuso ha avviato con le delocalizzazioni produttive, che rappresentavano semplicemente l’applicazione in ambito industriale del principio speculativo, ma con l’aggravante del trasferimento di know how.
Una scelta strategia assolutamente disastrosa che ha azzerato ogni vantaggio tecnologico industriale e professionale che l’occidente aveva conquistato grazie a decenni di investimenti economici industriali e professionali, appoggiata dall’intero mondo accademico che affermava in relazione al mondo industriale di Old Economy che l’intera economia occidentale si sarebbe sviluppata grazie ai servizi.
Ora la quota manifatturiera della Cina sul PIL globale è passata dal 6% del 2000 al 30% di oggi , quella degli Stati Uniti dal 22-25% al ​​10-15%, e quella dell’Europa è crollata dal 25% al ​​14-15%.
Mentre l’Europa offre un’ulteriore prova di “onanismo ideologico” aggravando i precetti del Green Deal, il miracolo cinese si avvale del trasferimento di know how unito ad una abbondante energia da carbone, e nessun culto delle emissioni nette zero grazie ad un governo che considera acciaierie e giga-fabbriche risorse strategiche.
Questo ha determinato uno spostamento della ricchezza generata dall’economia reale proprio verso la potenza dittatoriale cinese.
La potenza dell’economia cinese, che ora Trump in ritardo sta cercando di combattere attraverso l’introduzione dei dazi esattamente come fece prima Biden che varò i dazi del 100% per le auto cinesi, certifica una volta di più il suicidio ideologico che l’Unione Europea da oltre 20 anni sta perseguendo con la complicità di tutte quelle forze politiche, quali altro non sono se non servitori di potenze straniere come la Cina.
Molti ancora oggi credono che la guerra sia rappresentata esclusivamente dagli interventi militari dei diversi scenari di guerra in questo periodo attivi. La guerra, quella per l’indipendenza economica, risulta invece già persa dall’Europa e determinerà il sostanziale suicidio europeo.