La Repubblica Centrafricana, l’ex Oubangui-Chari, immensamente ricca. E contesa da Russia e Francia

di Giuseppe Gagliano

La Repubblica Centrafricana, l’ex Oubangui-Chari immensamente ricca di minerali e pietre preziose e vasta quanto la Francia e venti volte la dimensione del Belgio, un tempo era considerata un bastione francese in Africa centrale, ma è diventata negli ultimi tre anni il cortile delle ambizioni russe nel continente africano.
La Francia è stata colta alla sprovvista dal coinvolgimento russo, il quale non è stato il risultato di una strategia attentamente ponderata. Mosca ha agito per opportunità approfittando del vuoto abissale provocato dalla fine precipitosa nell’ottobre 2016 dell’operazione militare francese Sangaris, lanciata nel 2013 al culmine dei massacri nel Paese, e del disincanto delle nuove autorità centrafricane. Queste volevano che la Sangaris Force continuasse la sua missione, ma la Francia si è ritirata.
Lasciato dalla Francia, il nuovo inquilino del palazzo rinascimentale di Bangui, Faustin Touadéra, un matematico formatosi a Lille, si è rivolto alla Russia e nell’ottobre 2017 si è recato nella famosa località balneare di Sochi, sulle rive del Mar Nero, per incontrare il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov. Questa visita ha segnato l’inizio di un nuovo aggiornamento politico-militare nella Repubblica Centrafricana con la firma, un anno dopo, di un accordo di difesa tra la Russia e l’ex colonia francese al termine di un tête-à-tête svoltosi a San Pietroburgo tra il presidente Touadéra e il suo omologo Vladimir Poutin.
Mosca si è impegnata a difendere l’integrità territoriale della Repubblica Centrafricana, ha inviato centinaia di istruttori nel Paese e consegnato l’equipaggiamento militare russo come previsto dall’accordo di cooperazione. Inoltre i russi hanno aperto due basi nel nord-est del Paese, nella zona dei diamanti, a Bria e a Ouata. E alla compagnia mineraria russa Lobaye Invest Sarlu, guidata da Evgenil Khodotov, noto per essere vicino al Cremlino, è stata rilasciata una mezza dozzina di permessi di esplorazione e sfruttamento.
Vi è tuttavia anche un’altra motivazione della presenza russa: rafforzare il sentimento antifrancese nella RCA e indebolirne l’influenza in Africa. Infatti è stata posta in essere una vasta campagna antifrancese in molti media centrafricani, come osservato da Reporter senza frontiere, il quale afferma di aver raccolto testimonianze di centrafricani che sono stati pagati dai russi per realizzare queste campagne che trovano eco nei media internazionali collegati. A Mosca, Sputnik e RT.
Nei media centrafricani la Russia sottolinea la mancanza di un passato coloniale e, attraverso campagne di influenza, esalta le virtù della cooperazione tra Bangui e Mosca.
Il canale radiofonico di Lengo Songö “Nouons la solidarité”, vari media centrafricani (Central African morning, the Central African Potential, Radio Révolution Panafricaine, the President’s loose leaf), nonché ONG come Pan-Africanist Emergencies, Aimons Notre Afrique hanno anche ricevuto sovvenzioni russe per alimentare l’ostilità nei confronti dei francesi e cantare le lodi di Mosca. Per non parlare della creazione di siti filo-russi come Bangui24News su Facebook come strumento di propaganda ostile alla Francia.
La stampa francese non è da meno, denuncia a lungo su articoli e in televisione la presenza di mercenari russi nell’ex colonia. Il quotidiano La Croix si oppone così alla presenza sempre più visibile dei russi: “A Bangui sono dappertutto. Eccoli qui, ad addestrare l’esercito centrafricano, a supervisionare la guardia presidenziale (…). Accolgono persino il presidente centrafricano quando scende dall’aereo “.
Per contrastare la campagna russa antifrancese a Bangui, le farmacie vicine all’esercito stanno lanciando una controffensiva sui social network creando profili falsi e account falsi che puntano il dito contro la Russia, accusandola di ingerenza nelle elezioni centrafricane. “Sebbene le persone dietro a questo abbiano cercato di nascondere la loro identità e il loro carattere coordinato, la nostra indagine ha trovato collegamenti a persone associate alle forze armate francesi”, riporta Facebook, che sta ripulendo ed eliminando 84 account e 16 profili Instagram collegati a queste farmacie. Questa operazione di contro-propaganda “concepita senza una logistica molto elaborata, anche in modo amatoriale” come il media russo Sputnik “non durerà a lungo”, dice Fabrice Epelboin, insegnante di Science Po Paris.
Facebook sta anche sospendendo molti account falsi controllati a distanza dai servizi di intelligence russi per influenzare le elezioni presidenziali dell’Africa centrale. Allo stesso tempo, più visibilmente, Parigi è attiva nel contrastare l’influenza russa nello spazio mediatico centroafricano. Così nel novembre 2020 la Francia, attraverso il suo nuovo ambasciatore Jean-Marc Grosgurin, ha stanziato fondi a sostegno dell’Alto consiglio per la comunicazione per l’organizzazione di un seminario di formazione per giornalisti dei media pubblici e privati. Presente all’apertura di questo seminario di formazione, che mira ufficialmente a combattere la disinformazione durante la campagna elettorale e oltre, il presidente Faustin Touadera punirà le campagne di disinformazione “contro i partner della Repubblica Centrafricana”.
Da parte sua la Francia sembra aver avviato un cambio di rotta riprendendosi dopo lo sconcertante episodio della fine dell’Operazione Sangaris: 280 soldati sono stati dispiegati all’interno della missione militare dell’Unione Europea nella Repubblica Centrafricana (EUTM-RCA) guidata da un ufficiale francese di alto rango, il generale di brigata Éric Peltier. Per non parlare del forte aumento degli stanziamenti dell’Agenzia francese per lo sviluppo a Bangui, a sostegno dei progetti di sviluppo presentati dalle autorità centrafricane.
Mentre le forze armate centrafricane sono state in grado di riprendere il controllo del corridoio strategico tra Bangui e il Camerun, intere aree del territorio centrafricano rimangono occupate da gruppi ribelli armati con forza, la cui recente offensiva è fallita. Difficile negare come l’autorevolezza e la credibilità della Francia in Africa siano sempre più compromesse non solo dalla presenza russa ma anche da quella cinese, come abbiamo più volte sottolineato.
Forse sarà possibile raggiungere una sorta di pax franco-russa, ma non dobbiamo dimenticare che questa rivalità nasce anche dalla presenza di risorse minerarie inestimabili. Vedremo dunque se le due nazioni cercheranno di creare due sfere di influenza autonome all’interno del paese africano… naturalmente per spartirsene le ricchezze.