La Russia e il Medio Oriente

di Giuseppe Gagliano

L’intervento russo in Siria nell’autunno del 2015 ha sorpreso l’occidente. Questo, abituato a vedere il Medio Oriente come una sua riserva privata, non immaginava che la Russia avrebbe osato difendere i propri interessi in Siria con le armi e che si sarebbe opposta al suo desiderio di cacciare Bashar al-Assad. Questa offensiva russa nel Mediterraneo orientale tuttavia non costituisce in alcun modo un’intrusione senza precedenti da parte del Cremlino, che vi combatte dal XVIII secolo.
Gli zar hanno sempre considerato lo spazio del Mediterraneo come un tutt’uno in cui la Russia aveva legittimamente il suo posto. Fin dai suoi inizi la Russia è stata costituita controllando le rotte fluviali e marittime che dal Baltico portavano a Costantinopoli. Per molto tempo il Mar Nero è stato chiamato il Mar di Russia. Fu lì che la Russia ricevette il battesimo cristiano nel 988, a Cherson, l’odierna Sebastopoli, concretizzando l’alleanza con l’impero bizantino. Eredi del mondo greco, i russi hanno sempre compiuto un pellegrinaggio al Monte Athos, uno dei loro principali luoghi sacri. Volendo essere i protettori dei cristiani d’Oriente, ieri nei Balcani ed oggi in tutto il Medio Oriente, hanno fatto più di 12 guerre con l’Impero Ottomano e coi i suoi vassalli, i Tartari di Crimea, tra il XVI secolo e il XX secolo.
Naturalmente la vera motivazione di queste guerre è essenzialmente geopolitica. Nel Mediterraneo come nel Baltico la Russia ha sempre voluto avere libero accesso ai mari sgomberi dai ghiacci e ai principali scambi internazionali.
Questo secolare scontro russo-turco va ricordato perché Mosca e Ankara oscillano tra cooperazione ad hoc e forti tensioni, anche se sono cambiati gli obiettivi russi nel Mediterraneo. Quest’ultimo non è più una rotta commerciale strategicamente importante per la Russia. Mentre Novorossiysk è il principale porto russo per il traffico di container, la maggior parte del commercio russo passa attraverso il Baltico. Per quanto riguarda gli altri porti russi nel Mar Nero, la loro attività è bassa e le loro capacità di accoglienza limitate. Non sono quindi i fattori economici a determinare la strategia russa nel Mediterraneo orientale, bensì la questione del terrorismo da un lato e quella del contenimento della NATO dall’altro.
Vladimir Putin ha deciso di intervenire in Siria perché la Russia non può tollerare la creazione di uno stato islamico del Machrek. Infatti questo si colloca a soli 800 km in linea d’aria dal confine nord siriano alle creste del Caucaso. Mosca, consapevole del sostegno turco agli islamisti, sa che il passo successivo per questi integralisti, contrariamente alle loro dichiarazioni, non sarebbe stata certamente Gerusalemme, ma Grozny.
In secondo luogo l’annessione della Crimea consente al Cremlino di mantenere le forze della NATO a una distanza rispettabile dalla sua costa meridionale. Oltre alle infrastrutture navali di Sebastopoli, la flotta del Mar Nero può ora contare sulle basi e sui cantieri navali di Yevpatoria, Feodosia e Kerch, associati alla base di Novorossiysk. Oggi ha una proiezione di potenza marittima che è la più potente della regione costituita da un incrociatore, da cinque fregate, da quattro corvette, da sette sottomarini Kilo, di cui sei di ultima generazione, da navi che ricevono una dotazione progressiva di missili 3M54 e 3M14-Kalibr. Insomma la Russia è in grado di sconfiggere qualsiasi forza navale a nord del Bosforo. Tanto più che a questa flotta si devono aggiungere i sistemi antinave terrestri Bastion-P, con un raggio di 300 km, e aerei da combattimento di stanza in particolare in Crimea e Kuban.
Mosca ha schierato sistemi di difesa aerea S-400 in Crimea, che stanno iniziando ad essere equipaggiati con missili 40N6 con una gittata di 400 km, la distanza tra Sebastopoli e il collo di bottiglia del Bosforo. A questi sistemi si aggiungono gli S-300 dalle basi di Goudauta (in Abkhazia), Gyumri (Armenia) e l’S-400 di Hmeimim (Siria), che coprono il Mar Nero e gran parte dello spazio aereo turco. Un bastione difficile da attraversare.
In ultima analisi, sebbene la presenza russa non possa più essere considerata trascurabile nella regione, la sua strategia rimane essenzialmente difensiva.