La Russia si muove verso l’Africa

di Giuseppe Gagliano

Partiamo da alcuni dati fattuali, apparentemente distanti ma strettamente legati ad una volontà da parte russa di attuare una strategia di influenza sullo scacchiere africano. Nel contesto dei recenti accordi di Sochi, la Banca di sviluppo statale russa, VEB, ha firmato un’intesa con la l’azienda magrebina Mya Energy per costruire una raffineria di petrolio da 2 miliardi di euro in Marocco. Secondo la stampa marocchina la raffineria, che si trova nel nord del Marocco, avrà una capacità di trattamento di 100mila barili al giorno con la possibilità di incrementarla fino a 20mila barili.
Se da un lato ciò consentirà al Marocco di avere autosufficienze energetica (l’unica raffineria del Marocco, Samir, è stata chiusa dal 2015 e il Marocco importa la maggior parte dei suoi bisogni energetici), dall’altro la Russia, proprio come sta facendo la Cina, punta a consolidare la sua influenza economica in Africa.
Un altro tassello della strategia di influenza russa è relativa al sostegno di Vladimir Putin al presidente del Governo di Accordo nazionale libico Fayez al-Serraj, che era presente al vertice di Sochi, interesse relativo sia alle importazioni di armi (ufficiosamente), sia alla fornitura di grano. Questa strategia a geometria variabile con la Libia, e cioè sia con al-Serraj che con il generale “di Tobruk” Khalifa Haftar, non deve destare particolare sorpresa dal momento che era stata esplicitamente dichiarata durante il vertice a Palazzo Chigi, nel 2018.
Quali sono in buona sostanza le ragioni che stanno spingendo il presidente russo a attuare una politica di proiezione di potenza in Africa?
Anche se la Russia è piena di materie prime, l’Africa ha altre immense risorse naturali che le interessano, dai diamanti all’oro, all’uranio e così via, motivo per cui gli uomini d’affari russi hanno investito molto dal 2000. Infatti la diplomazia di Mosca è strettamente legata allo strumento militare (la Russia è il secondo maggiore esportatore di armi a livello globale) e a quello economico, il cui connubio costituisce un’indispensabile integrazione.
Il ritorno della Russia in Africa può anche essere spiegato da quella che viene ora definita una “nuova guerra fredda”, e cioè dalle tensioni dovute al deterioramento delle relazioni della Russia con l’occidente. La Russia, nuovamente vista dalle democrazie occidentali come una minaccia, si sente a sua colta attaccata dalla Nato, per cui tenta di rompere l’accerchiamento cercando nuove opportunità in Africa e quindi nuove zone di influenza, in aperta concorrenza con Francia e Cina, oltre che con il suo rivale storico, cioè gli Usa.