
di Giuseppe Gagliano –
La Turchia ha chiesto all’Interpol una segnalazione rossa nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, aprendo un nuovo fronte nello scontro politico con Israele mentre la rivalità tra Ankara e Tel Aviv si concentra sempre più sulla Siria. La richiesta non equivale a un mandato di arresto internazionale, ma invita le autorità degli Stati aderenti a localizzare la persona ricercata ed eventualmente procedere a un fermo provvisorio sulla base delle rispettive legislazioni nazionali.
Il procedimento turco riguarderebbe complessivamente 35 persone. Secondo Reuters, mandati nazionali nei confronti di Netanyahu e del funzionario israeliano Afek Moskovitch sarebbero stati emessi il 14 luglio con accuse comprendenti genocidio, crimini contro l’umanità e tortura in relazione all’intercettazione della flottiglia umanitaria diretta verso Gaza. Ankara avrebbe quindi trasmesso la richiesta all’Interpol, alla quale spetta verificare la compatibilità della procedura con le proprie regole, che vietano attività di carattere prevalentemente politico o militare.
Al di là delle conseguenze giudiziarie, la mossa permette alla Turchia di aumentare la pressione diplomatica sul governo israeliano e di rafforzare la propria posizione a sostegno della causa palestinese. La contrapposizione tra i due Paesi si sta tuttavia sviluppando soprattutto in Siria, dove Ankara ha ampliato considerevolmente la propria influenza dopo la caduta di Bashar al Assad.
La Turchia punta a trasformare il rapporto con il nuovo governo di Damasco in una presenza politica, economica e militare duratura. Israele considera invece il possibile consolidamento militare turco in territorio siriano una minaccia alla propria sicurezza e ha già dimostrato di essere disposto a intervenire.
Il bombardamento israeliano della base aerea di Abu al Duhur, vicino ad Aleppo, è stato interpretato come un avvertimento rivolto anche ad Ankara. Israele ha sostenuto che la Siria fosse sul punto di consentire lo schieramento di forze turche nell’installazione. Turchia e Siria hanno negato l’esistenza di un progetto per una base permanente, mentre Damasco ha riconosciuto la visita di una delegazione militare turca per attività di addestramento e cooperazione.
L’attacco ha danneggiato la pista e alcune strutture senza provocare vittime. Gli Stati Uniti stanno cercando nel frattempo di favorire un meccanismo di comunicazione tra Israele, Turchia e Siria per ridurre il rischio di incidenti militari.
Israele mantiene un vantaggio tecnologico e dispone di capacità aeree e d’intelligence che gli consentono di colpire rapidamente infrastrutture considerate pericolose. Ankara dispone però di un esercito numeroso, di una crescente industria della difesa e di una presenza consolidata nella Siria settentrionale. Può inoltre esercitare un’influenza diretta sulla ricostruzione delle forze armate e delle infrastrutture siriane.
Uno scontro militare diretto rimane improbabile, ma il rischio di incidenti aumenta con l’espansione delle rispettive attività. Un bombardamento con vittime turche, l’abbattimento di un velivolo o una risposta siriana sostenuta da Ankara potrebbero provocare un’escalation difficilmente controllabile.
La situazione rappresenta un problema anche per Washington. La Turchia è membro della NATO, mentre Israele costituisce uno dei principali alleati strategici degli Stati Uniti in Medio Oriente. Entrambi perseguono tuttavia interessi regionali autonomi. Ankara considera la Siria essenziale per la propria sicurezza nazionale, mentre Israele rivendica la libertà di intervenire militarmente per impedire la formazione di nuove minacce oltre i propri confini.
La rivalità riguarda anche la ricostruzione siriana. Il Paese necessita di investimenti in strade, aeroporti, porti, centrali elettriche e reti di comunicazione, settori nei quali le imprese turche potrebbero conquistare una posizione rilevante. Per Israele una crescente penetrazione economica di Ankara potrebbe tradursi nel tempo anche in maggiore influenza militare.
La posta in gioco comprende inoltre le future rotte energetiche e commerciali tra Golfo, Siria, Turchia e Mediterraneo orientale. Il controllo delle infrastrutture e dei corridoi logistici potrebbe quindi contribuire a ridefinire gli equilibri regionali ben oltre il territorio siriano.
La richiesta turca all’Interpol rappresenta così soltanto uno degli aspetti della crescente contrapposizione tra Ankara e Tel Aviv. Il contenzioso giudiziario nasce dagli eventi di Gaza, mentre la competizione strategica si concentra soprattutto sulla Siria, diventata uno dei principali terreni sui quali Turchia e Israele cercano di definire i rispettivi spazi di influenza nel nuovo equilibrio mediorientale.











