L’arruolamento delle donne nella Jihad

di Manuel Giannantonio –

Arrivano dal Vecchio continente per prendere parte alla guerra dei fondamentali islamisti. Sono pronte ad impugnare le armi nella guerra civile siriana e in Iraq. Sono le soldatesse della Jihad.
Molti media hanno divulgato la partenza dall’Europa di molti soggetti che decidono di prendere parte alla guerra civile siriana, pochi sanno però, che tra loro ci sono anche molti esponenti del gentil sesso. Khadija Dare, 22 anni e Jihadista londinese, dopo la decapitazione del giovane giornalista free lance americano, James Foley, ha giurato attraverso Twitter di voler diventare la prima donna ad uccidere un terrorista “britannico” o “americano”. La stessa islamista si è espressa l’anno scorso in un’intervista rilasciata al canale britannico Channel 4, cercando di convincere le musulmane radicate in Europa di prendere parte all’ISIS trasferendosi in Siria puntualizzando: “Se pensassi che l’Islam fosse una religione oppressiva, l’avrei lasciata. Invece, mi ha reso libera”.
Questo fenomeno migratorio è stato analizzato dai servizi segreti inglesi, secondo i quali almeno 20 ragazze e altre decine da altri paesi, sono partite per prendere parte alla guerra santa. Secondo alcuni componenti dei servizi segreti, alla base di questa decisione, vi sarebbe una forte manipolazione di natura psicologica. Queste nuove leve, sono per lo più, ragazze che hanno preso parte al radicalismo islamico in modo del tutto personale. La maggioranza proviene da famiglie non religiose e non hanno problemi di integrazione, studiano e conducono una vita regolare.
A motivarle è sopra ogni cosa è la necessità di un forte legame di appartenenza. La Jihad viene concepita come la sola ed unica società giusta e perfetta. Sono pronte a tutto per difendere l’ideologia islamica. La volontà di trovare una forte identità personale in queste realtà tribali e fanatiche è figlia della struttura società che genera molte figure simili tra loro.
Dal Bel paese ancora non ci sono dati circa la partenza di donne per la Siria o per l’Iraq. Ufficialmente nessuna donna dunque è ancora partita. Questo però non significa che non abbiamo figure simili poiché esiste un contesto in cui donne che simpatizzano per la Jihad esprimono il loro parere. Il gruppo su Facebook è gestito da Aisha Barbara Farina, moglie dell’imam di Carmagnola. Lei ha avuto l’intuizione delle potenzialità della rete ed ha tradotto materiale per gli jihadisti (1).
Negli ultimi mesi sono molte le donne che hanno deciso di prendere parte a questo progetto. Gli analisti del Site Intelligence Group, organizzazione americana che studia l’attività online dei terroristi, lo conferma. Le gemelle Salma e Zahra Halane, 16 anni, di Manchester si sono arruolate dopo aver consultato il web. Da Aleppo, Siria, hanno chiamato i genitori annunciando loro che non sarebbero più tornate. L’organizzazione è davvero ben progettata se consideriamo che è stata creata un’agenzia per le donne che vogliono far parte dello Stato islamico e desiderano trovare marito.
Tuttavia, lo Stato islamico recluta le donne non fornendo loro un ruolo di primo piano. Per loro infatti, ci sono da curare le ferite, i bambini e adempiere ai doveri coniugali. Restano prerogative che non impediscono l’arruolamento femminile della guerra civile.

Note:
1 – Cfr. Cristina Lodi, “Jihad, i terroristi italiani: chi sono e le loro storie” – Libero, 28 ago 2014