Le tensioni sul Mar Nero e le mosse della Francia

di Giuseppe Gagliano

L’opuscolo intitolato “La Francia e le questioni di sicurezza nel Mar Nero”, che fa seguito agli studi dedicati allo spazio baltico, all’Indo-Pacifico e all’Artico, è stato redatto dalla DGRSI (Direzione Generale per le Relazioni Internazionali e la Strategia (DGRIS)) che contribuisce alla politica internazionale e che è coordinata dal Ministero per l’Europa e gli Affari Esteri e sovrintende all’azione internazionale del Ministero delle Forze Armate. L’opuscolo è stato pubblicato il 10 febbraio e la sua importanza è agevolmente comprensibile: la Francia intende infatti svolgere un ruolo centrale all’interno del Mar Nero sia come membro della Nato ma soprattutto come soggetto politico in grado di svolgere un ruolo autonomo in relazione alla elevata conflittualità presente in questa regione, determinata anche dalla politica estera russa, e in relazione alla centralità economica svolta dal Mar Nero.

Il ruolo del Mar Mero.
Uno spazio chiuso di 420mila chilometri quadrati all’incrocio tra Europa, Asia e Russia meridionale, il Mar Nero è condiviso da sei stati confinanti: Bulgaria, Romania (membri Nato e Ue), Turchia (membro Nato dal 1952), Ucraina, Georgia (entrambi aspirano ad aderire all’Alleanza) e la Russia. Negli ultimi anni la regione ha assistito a una recrudescenza di tensioni e nuove rivalità che hanno portato a un deterioramento della stabilità regionale.
L’annessione illegale della Crimea nel 2014 e il conflitto aperto nel Donbas hanno permesso alla Russia di rafforzare la sua presa militare su questo spazio dove sentiva che la sua influenza stava diminuendo dalla fine dell’URSS. Questa percezione è stata rafforzata dall’allargamento della Nato a Romania e Bulgaria nel 2004, poi dal riconoscimento nel 2008 delle aspirazioni euroatlantiche della Georgia e dell’Ucraina al vertice di Bucarest.
Le tensioni all’indomani dell’incidente avvenuto nel novembre 2018 tra la Marina russa e quella ucraina nel Mar d’Azov, collegata al Mar Nero dallo stretto di Kerch, sottolineano l’importanza dello spazio del Mar Nero per la Russia. Infatti il Mar Nero è un’area privilegiata in cui la Russia è in grado di esercitare e proiettare la propria promozione di potenza marittima, soprattutto dal suo intervento in Siria nel settembre 2015. Nel contesto è centrale l’infrastruttura militare di Sebastopoli.

Sotto il profilo della sicurezza energetica, la regione del Mar Nero è una zona di transito di importanza strategica sia per i paesi importatori dell’Europa centrale e orientale che per i paesi produttori come la Russia o l’Azerbaigian, o più in generale i paesi della regione del Caspio.
Gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli sono tra i più importanti passaggi marittimi del mondo, con 3 milioni di barili di petrolio provenienti dalla Russia, dall’Ucraina e dal bacino del Caspio che vi transitano quotidianamente. La libera circolazione nello stretto nel Mar Nero è garantita dalla Convenzione di Montreux firmata nel 1936 dai paesi rivieraschi del Mar Nero (Turchia, URSS, Romania, Bulgaria) e dai paesi europei (Francia, Regno Unito, Grecia, Regno Unito della Jugoslavia).
Dall’inizio degli anni 2000 le crisi Russia – Ucraina hanno ridisegnato la mappa delle reti di trasporto degli idrocarburi. Il volume del gas in transito attraverso l’Ucraina è andato gradualmente diminuendo, la sua quota è passata dall’80% a circa il 35% delle consegne di gas russo in Europa, e l’epicentro del transito del gas si è spostato dall’Ucraina alla Turchia, all’Europa sudorientale e alla regione baltica. Ciò è dovuto in parte alla volontà della Russia di bypassare il territorio ucraino, a nord con i gasdotti Nord Stream 1 e 2, e a sud con il TurkStream. L’Unione Europea cerca anche di ridurre la dipendenza del gas dalla Russia: a tal fine sostiene progetti volti a diversificare le sue fonti e rotte di approvvigionamento, in particolare con i gasdotti TANAP e TAP che convogliano il gas dell’Azerbaigian verso l’Europa sud-orientale attraverso il territorio turco. La posizione geografica della Turchia, al crocevia di regioni ricche di idrocarburi (Russia, Asia centrale, Medio Oriente, Mediterraneo orientale) e paesi europei consumatori, ne fa un hub per paesi importatori e produttori. I paesi dell’Europa orientale e sud-orientale sono al centro delle lotte per l’influenza e della competizione tra i progetti europei e russi. Infine il 70% dei potenziali giacimenti di gas naturale del Mar Nero sarebbe concentrato su due siti: “Neptune Deep” e “Trident”, situati nella Zona Economica Esclusiva (ZEE) intorno alla Crimea.

La Francia e il Mar Nero.
La Francia condivide con i suoi partner del Mar Nero numerosi interessi strategici che si traducono in impegni comuni per molti teatri, soprattutto sul fianco meridionale dell’Alleanza atlantica. Nel 2008 la mediazione francese nell’ambito della presidenza del Consiglio europeo aveva consentito di porre fine alle ostilità tra Tbilisi e Mosca e aveva aperto la strada alle discussioni internazionali a Ginevra. Copresieduti dall’Ue, dall’ONU e dall’OSCE, sono finora l’unico forum che riunisce tutte le parti in conflitto. La Francia partecipa alla missione di monitoraggio dell’Unione Europea in Georgia (EUMM) che pattuglia le aree adiacenti alle linee di confine amministrative dell’Ossezia meridionale e dell’Abkhazia. Per quanto riguarda il conflitto nella regione del Donbas, la Francia è coinvolta insieme alla Germania all’interno del Formato Normandia di cui anche Russia e Ucraina sono parti, che mira ad attuare gli accordi di Minsk II. Il primo vertice sul formato Normandia dal vertice di Berlino dell’ottobre 2016 si è tenuto il 9 dicembre 2019 a Parigi. Le parti si sono impegnate a misure concrete per stabilizzare la situazione nella zona di conflitto e rinvigorire l’attuazione del Minsk II.
Tuttavia la Francia è in prima linea nella difesa della libertà di navigazione nel Mar Nero. Mentre le tensioni sono aumentate nel Mar d’Azov, il cui status è stato contestato dall’annessione della Crimea, la Francia ha sottolineato il suo impegno nei confronti del diritto internazionale a tutti i livelli (ONU, Ue, nazionale e in dichiarazioni comuni con la Germania) in modo che tutte le navi beneficino dal libero passaggio attraverso lo stretto di Kerch e la libertà di navigazione nel Mar d’Azov. Parigi ha chiesto infatti il rilascio dei marinai ucraini fatti prigionieri quando le loro tre navi da guerra sono state sequestrate dalla Russia nel novembre 2018 e per la restituzione delle navi.
Parallelamente al suo ruolo nella risoluzione delle crisi che colpiscono la regione, la Francia ha sviluppato la sua cooperazione in materia di difesa con i paesi partner.
Questa cooperazione è varia (sminamento, trasferimento di attrezzature, addestramento in montagna, scali di navi francesi o controllo degli armamenti, ecc.), e riflette l’impegno della Francia per la stabilità nel Mar Nero. Con cinque missioni di difesa (Russia, Ucraina, Georgia, Turchia e Romania) e una in Bulgaria nei paesi che si affacciano sul Mar Nero, la Francia sta sviluppando una cooperazione militare strutturata reciprocamente vantaggiosa come in Georgia con la creazione della Scuola di formazione in montagna di Sachkhere
Creata nel 2006, questo polo di competenza è un’iniziativa senza precedenti. A riprova della qualità dell’insegnamento fornito, nel 2010 ha ricevuto lo status ufficiale di “Centro di addestramento e centro di eccellenza del Partenariato per la pace” della NATO.
La Francia mantiene strette relazioni con la Bulgaria e la Romania nel quadro dell’UE e della NATO. Negli ultimi anni, il dialogo strategico con Bucarest è stato notevolmente rafforzato, in particolare nelle riunioni del formato “2 + 2” che hanno coinvolto i ministeri degli Affari esteri e della Difesa. La cooperazione militare con la Romania è stata consolidata, in particolare sui teatri di operazioni comuni come nel Sahel, dove la Romania ha svolto missioni chiave, in particolare all’interno della MINUSMA. La Turchia ha facilitato i nostri schieramenti nell’area ospitando scali della Marina francese. Le nostre relazioni in materia di difesa si sono anche approfondite con Sofia, soprattutto durante la presidenza bulgara dell’UE, dove entrambi i paesi hanno collaborato per sviluppare nuove iniziative di difesa europea.
Dialoghi strategici sono stati organizzati con l’Ucraina e la Georgia, rispettivamente nel 2006 e nel 2019. Forniscono un quadro di discussione formalizzato che consente di consolidare i nostri partenariati militari e strategici. Nell’aprile 2019 la Francia ha ospitato il primo dialogo strategico franco-georgiano. Nel dicembre 2019 ha organizzato il primo dialogo strutturato franco-georgiano Dimitri Amilakhvari.
In Romania, il Ministero delle Forze Armate desidera mantenere l’obiettivo di almeno 3 scali all’anno, che forniscono importanti opportunità per condurre esercitazioni insieme alla Marina rumena e migliorare la interoperabilità della Marina francese. In Bulgaria la Francia ha preso parte nel 2018 e nel 2019 all’esercitazione Breeze con il dispiegamento di una nave e ha effettuato 9 scali dal 2014. In Georgia, la Marina francese ha effettuato una dozzina di scali a Batumi dal 2014.
La Francia guida la componente della difesa aerea sotto l’ombrello della collaborazione NATO – Georgia sorta a Tbilisi dalla NATO nel 2014, collaborazione questa volta sia a modernizzazione lo strumento di difesa sia a rafforzare anche l’interoperabilità delle forze armate georgiane con quelle della NATO partecipando all’esercitazione multinazionale Noble Partner in Georgia.