L’epidemia dolce: come il Messico è diventato il regno del diabete

di Tommaso Franco –

Con una media nazionale pro-capite di mezzo litro di cola al giorno, dai rituali delle chiese ai biberon dei bambini, la bibita gassata in Messico arriva ovunque: cosa si cela dietro questo triste primato?
Possiamo definire “scelta del consumatore” quella che avviene in assenza di alternative? In Messico, il consumo di cola è un caso di studio brutale: 160 litri annui per cittadino, che schizzano a 828 litri nelle zone più povere come il Chiapas, nel sud del Paese. L’accordo di libero scambio NAFTA (North American Free Trade Agreement) ha reso le bevande di importazione americana più accessibili dell’acqua stessa trasformando un’emergenza sanitaria in un paradosso umanitario e politico.

L’emergenza sanitaria: il collasso del sistema Messico.
Quella che l’OMS definisce “l’epidemia del secolo” ha portato il Messico ad avere i più alti tassi di diabete (oggi tra le prime cause di mortalità) e obesità al mondo. L’aspetto più tragico riguarda le complicazioni croniche: migliaia di cittadini ogni anno subiscono l’amputazione degli arti a causa di complicazioni diabetiche non trattate. È un circolo vizioso inquietante alimentato dalla povertà: in un Paese dove la cola costa meno dell’acqua, molti si ammalano, ma pochissimi possono permettersi le cure.

Il caso estremo del Chiapas: dove la cola finisce nei biberon e sugli altari.
Nonostante sia una delle ragioni più piovose del Messico, la popolazione del Chiapas muore di sete. Mentre le multinazionali estraggano oltre 1,3 milioni di litri d’acqua al giorno grazie a concessioni governative, è comune vedere neonati che bevono cola dal biberon al posto del latte. Qui la bevanda è entrata persino in chiesa: a San Juan Chamula, viene utilizzata nei rituali liturgici perché si crede che l’eruttazione provocata dal gas espella gli spiriti maligni.

Tra concessioni statali e pizzo dei cartelli: il patto tra politica e Narcos messicani.
La politica messicana ha storicamente steso tappeti rossi ai colossi statunitensi. L’ascesa di Vicente Fox, passato dalla presidenza di un grande produttore di cola, filiale del Messico, a quella della Repubblica nel 2000, simboleggia un’era di concessioni idriche spregiudicate che hanno prosciugato falde acquifere a favore delle linee di imbottigliamento. Oggi però l’egemonia è minacciata dai cartelli della droga. In stati come il Guerrero, il narcotraffico ha infiltrato la distribuzione, imponendo il pizzo sui trasporti. A Ciudad Altamirano interi stabilimenti sono stati chiusi per motivi di sicurezza dopo il rifiuto di pagare estorsioni. Il risultato è un mercato distorto dove il prezzo di una lattina è deciso dai boss.

Raddoppio della soda tax, finanziamenti alla sanità e divieti negli istituti scolastici: la risposta del governo sfida le tradizioni.
Per contrastare la crisi, sono state varate misure drastiche. Da marzo 2025 vige il divieto assoluto di cibo spazzatura e bibite zuccherate nelle scuole e da gennaio 2026 la “soda tax”, cioé la tassa sulle bevande zuccherate, è quasi raddoppiata (da 1,64 a 3,08 pesos al litro). L’obiettivo è generare 41 miliardi di pesos per la sanità. Tuttavia, il dubbio degli esperti resta: può una tassa correggere una cultura dove la soda finisce nei biberon? La sfida non è solo proibire, ma costruire: senza investimenti massici in infrastrutture idriche, la “soda tax” rischia di trasformarsi solo in un ulteriore peso economico sulle fasce più povere.