L’escalation che nessuno può permettersi

di Niccolo Cerbera –

Nel corso degli ultimi 5 anni il conflitto russo-ucraino non accenna a terminare. Nonostante le ripetute prove di forza da parte dei russi sul territorio ucraino, questi ultimi non sembrano minimamente avere intenzione di retrocedere, sia da un punto di vista diplomatico che militare. È bene ricordare che l’Ucraina è sostenuta dall’Europa, e che se quest’ultima non fosse intervenuta per difendere i confini ucraini, a quest’ora, probabilmente, gran parte del territorio ucraino, se non tutto, sarebbe stata in mano ai russi. Come accennato in precedenza, gli europei stanno investendo milioni di euro per favorire la difesa del fianco est-europeo, finanziando anche l’Ucraina, e questo il presidente Putin lo sa: è proprio per questo motivo che da qualche mese hanno preso piede pericolosi episodi che potrebbero scatenare un conflitto su larga scala.

La Polonia per Putin.
La lista degli “incidenti” è molto lunga. Si ricordino anzitutto gli incendi scoppiati in Polonia nel 2024, dove i servizi militari polacchi accusarono l’intelligence russa di aver favorito questi avvenimenti; è da menzionare anche il sabotaggio del gasdotto Nord Stream, nel 2022, quando la colpa venne assegnata ai servizi militari ucraini. I casi più gravi, però, si registrano in territori strategici, ad esempio la Moldavia, che non essendo nella NATO rappresenta un territorio strategico per via della sua posizione geografica. Qui, nel 2025, si è registrato il picco di sconfinamenti non autorizzati di droni e missili russi. Vi è anche un altro paese ancor più coinvolto in queste dinamiche, ed è il caso della Polonia: nel novembre del 2022 un detrito di un missile ucraino precipitò in un villaggio polacco causando due morti; inizialmente si pensò a un attacco deliberato dei russi nei confronti del paese NATO, ma solo qualche giorno dopo si venne a sapere che il detrito era di origine ucraina. Ancora, nel settembre del 2025 circa venti droni militari russi sorvolarono il territorio polacco violandone i confini. La Polonia, in questo caso, reagì duramente chiudendo lo spazio aereo e facendo decollare i suoi caccia, e per la prima volta vennero abbattuti quattro droni russi da parte delle forze NATO. Recentemente, il 30 luglio, un missile russo è precipitato sul suolo polacco, schiantandosi vicino al villaggio di Tarnawa-Kolonia, fortunatamente senza conseguenze gravi.
A seguito di quanto appena descritto, è opportuno chiarire le motivazioni dietro alla scelta intenzionale di Putin di mostrare i muscoli all’Europa, e in particolare alla Polonia e ai Baltici. Innanzitutto, la Polonia rappresenta uno dei punti fondamentali da cui passa gran parte degli aiuti militari diretti a Kiev; dunque, è abbastanza evidente che tentare di destabilizzare un territorio così legato al rapporto con l’Ucraina sia, per i russi, un obiettivo legittimo. Vi è anche il fattore geografico: di fatto il territorio polacco confina con la Bielorussia e con l’exclave russa di Kaliningrad, dove è presente il varco di Suwałki, una delle aree più sensibili per la sicurezza dell’alleanza. Vi sono anche ragioni storiche: i russi hanno sempre usato la retorica della “Grande Guerra Patriottica”, in cui l’ex URSS ha figurato come forza liberatrice dal nazismo sul territorio polacco; si ricordi anche che per 44 anni (1945-1989) una parte della Polonia fu sotto dominio sovietico. Tuttavia, vi sono state ingenti proteste da parte dei polacchi per contrastare il regime sovietico, basti pensare al ruolo del sindacato Solidarność. Nonostante tutti questi fattori, la Polonia risulta essere una delle principali voci nell’esigere una linea molto dura nei confronti della Russia: inizialmente è stata azzerata la dipendenza energetica da Mosca; in secondo luogo, vi è stato un innalzamento della spesa per la difesa a oltre il 4% del PIL.

La guerra che bussa all’Europa.
Se la Russia decidesse di attaccare un territorio NATO, quali sarebbero le conseguenze? E soprattutto, potrebbe esserci il rischio di una guerra mondiale? Questa serie di interrogativi è del tutto legittima, ma è bene chiarire che lo scoppio di una guerra, qualunque essa sia, comporta grandi conseguenze sia dal punto di vista sociale che economico. I leader che guidano il mondo sono a conoscenza dei fattori che vengono attivati qualora l’allargamento di un conflitto coinvolga paesi differenti. La notizia pubblicata dall’Onet, un quotidiano polacco, ha fatto parecchio discutere: si pensa che la Russia stesse pianificando una provocazione diretta contro la Polonia per testare la reazione della NATO e per tentare di destabilizzare l’asse polacco-ucraino, che in passato ha subito degli sconvolgimenti interni. Gli scenari ipotizzati per questa operazione includono un possibile attacco di droni contro infrastrutture critiche, simulazioni di attacchi aerei per costringere la Polonia ad attivare il proprio sistema di difesa, o possibili incursioni di soldati russi o bielorussi lungo il confine. Secondo le fonti citate dal quotidiano, questa serie di provocazioni, più che essere una dichiarazione di guerra, deve essere interpretata come un’azione indotta per destabilizzare gli equilibri interni fra i partner europei.
Intraprendere un conflitto, soprattutto per la Russia, rimane una delle ipotesi meno preferibili. Putin è impegnato in una guerra di logoramento da ormai quattro anni e, oltre ai missili balistici con testate nucleari, al momento non ha altre risorse militari da impegnare in una guerra su larga scala. Un ruolo di estrema importanza viene ricoperto anche dagli Stati Uniti: questi ultimi, nel corso degli ultimi mesi, hanno avvertito più volte Varsavia di una possibile provocazione russa; in aggiunta, vi è stata un’esercitazione militare congiunta fra le forze militari appartenenti ai territori baltici e gli americani, proprio per sottolineare il pericolo che un attacco all’Europa possa venire interpretato come un attacco diretto anche agli Stati Uniti. Ed è in questo contesto che si inserisce la figura del presidente Trump, che, come si è avuto modo di osservare, nel corso della sua amministrazione non sempre è stato chiaro sulle sue vere intenzioni. In effetti, qualche giorno fa, nel corso del summit congiunto con Zelensky, il tycoon della Casa Bianca aveva paventato la possibilità di concedere la licenza di produzione dei missili difensivi Patriot agli ucraini. Tuttavia, proprio in queste ultime ore, il presidente ha fatto dietrofront, dichiarandosi ancora indeciso sulle concessioni belliche promesse al presidente ucraino.

Lo scenario internazionale è chiaramente intriso di controversie e problematiche che difficilmente potranno risolversi in un prossimo futuro. Le cause dei conflitti, soprattutto di quelli così violenti e storici come il caso russo-ucraino, hanno radici profonde che andrebbero analizzate sotto una lente ben approfondita. Comunque sia, è opportuno ribadire che ogni giorno il numero delle vittime cresce, sia da una parte che dall’altra, e che l’idea di un allargamento del conflitto potrebbe rivelarsi catastrofica.