L’Europa risponde agli attacchi dei russi attraverso la stampa

di Giuseppe Gagliano

I servizi segreti russi attraverso il GRU (Servizio militare estero) operano in tutte le direzioni contro i paesi occidentali. Le loro azioni non sono solo raccolta di informazioni e produzione di intelligence, ma anche operazioni volte a distruggere direttamente o addirittura destabilizzare i loro obiettivi sulla scena mondiale. La Russia non ha esitato a lanciare operazioni visibili o identificabili come il tentativo di eliminare Skripal, ex spia russa rifugiatasi in Gran Bretagna. Ora conduce, accanto agli attacchi informatici, sempre più operazioni di disinformazione e propaganda volte a influenzare direttamente le elezioni nei paesi occidentali e ad indebolirli manipolando ed esacerbando i dissensi interni. Negli ultimi anni la risposta dei paesi occidentali non si è più limitata alla semplice individuazione e prevenzione dei rischi attraverso la controinfluenza, ma a una vera e propria guerra dell’informazione attraverso i contenuti.
In seguito all’affare Skripal i paesi occidentali, in particolare i membri della NATO, hanno mostrato la loro solidarietà coordinando le loro risposte. In effetti la maggior parte di loro ha espulso molti diplomatici russi. Si tratta di un fatto del tutto inedito, anche se si può parlare di una sorta di coordinamento degli occidentali nel denunciare in particolare gli attacchi informatici russi già nel 2016.
La nuova strategia mira a sfondare l’attaccante o il suo proxy, per mostrarlo il più ufficialmente possibile e pubblicamente. Come è avvenuto nel 2018 con l’attacco sventato all’OPCW (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche) all’Aia, dove 4 agenti russi sono stati catturati mentre cercavano di entrare nel suo sistema di rete informatica interna.
La risposta a questo attacco aveva seguito il nuovo modello che prevedeva un comunicato stampa ufficiale e la copertura mediatica. Allora era stata rilasciata una dichiarazione del ministro della Difesa olandese, nonché una dichiarazione congiunta dei rappresentanti delle istituzioni europee: il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, il presidente della Commissione, Jean-Claude Junker e l’alto rappresentante dell’Unione Europea Federica Mogherini. Tutto questo, ovviamente, è stato abbondantemente ripreso dalla maggior parte dei media, fornendo così la massima visibilità alle azioni russe contro l’occidente.
Gli inglesi dal canto loro, attraverso il loro ministero degli Esteri, hanno denunciato le azioni “illegali” del GRU, che hanno colpito i cittadini di molti paesi che secondo loro sono costate milioni di sterline. Sono stati menzionati l’attacco al Partito Democratico americano nel 2016, l’attacco all’Agenzia mondiale antidoping o al ransomware “Bad Rabbit”, che ha colpito l’Ucraina nel 2017. Ancora una volta queste denunce sono state rilanciatate dalla stampa mondiale.
Nel dicembre 2019 Le Monde aveva pubblicato un’indagine che designa l’Alta Savoia come campo base per spie russe specializzate in omicidi mirati. Vi si trovavano una quindicina di ufficiali dell’intelligence russa, appartenenti al GRU. Le loro operazioni li avevano portati in Gran Bretagna, Bulgaria, Crimea, Moldova e persino in Montenegro. Una delle spie era stata identificata come un membro del commando che aveva avvelenato Skripal. La risposta aveva fatto molto rumore, l’informazione era stata ripetuta su diversi media e i russi erano stati costretti a smentire pubblicamente e denunciare l’inchiesta come propaganda.
Nel febbraio 2021 la Russia ha espulso diversi diplomatici tedeschi, polacchi e svedesi accusati di aver partecipato a una manifestazione in favore dell’oppositore russo Alexei Navalny, proprio in occasione della visita a Mosca di Joseph Borell, Alto rappresentante dell’Unione Europea per la Politica estera e la cooperazione. Questi non esiterà a condividere con la stampa la sua preoccupazione per l’atteggiamento delle autorità russe, ed inviterà i 27 membri dell’Unione a trarne le conseguenze, che potranno includere sanzioni. La Russia aveva denunciato “l’ingerenza” degli europei che andavano denunciando il caso Navalny, ed diplomatici russi avevano dovuto lasciare la Germania, la Polonia e la Svezia pochi giorni dopo. Informazioni di nuovo trasmesse nei media, ma anche sui social network, ad esempio con un tweet del ministro degli Esteri svedese Ann Linde.
Nell’agosto 2020 in Francia il ministero delle Forze armate ha pubblicizzato l’incriminazione di un ufficiale francese accusato di tradimento per aver fornito informazioni sensibili ai servizi segreti russi. Nei media è stato tracciato un parallelo con la russofilia di un gran numero di soldati francesi che avrebbero sostenuto l’ideologia di Putin.
Nel febbraio 2021 il nuovo presidente statunitense Joe Biden ha dichiarato dopo la sua telefonata al collega russo che “Ho detto chiaramente al presidente Putin, in modo molto diverso dal mio predecessore, che il tempo in cui gli Stati Uniti si sottomettevano agli atti aggressivi della Russia, all’ingerenza nelle nostre elezioni, all’hacking, all’avvelenamento dei suoi cittadini, è finito. Non esiteremo ad aumentare il costo per la Russia e difendere i nostri interessi vitali e il nostro popolo”.
Alla fine dello stesso mese il servizio di intelligence estero estone ha pubblicato un rapporto schiacciante sui metodi di guerra psicologica impiegati dall’unità specializzata del GRU. Il suo funzionamento è dettagliato in particolare nel prendere di mira i leader politici, i militari, la popolazione civile attraverso gruppi specifici o minoranze. Ancora una volta questo è oggetto di una grande copertura mediatica e di molte discussioni sui social media
In tutti questi ultimi anni, come nel 2016 con l’hacking delle email del Partito Democratico Americano, i team specializzati del GRU, spesso in collaborazione con gruppi di hacker “protetti” dallo stato russo, hanno perpetrato in occidente veri e propri cyber attacchi. I paesi vittime hanno denunciato queste azioni nei media, ma alcuni non si sono fermati qui. Durante il primo trimestre del 2021 quattro dei principali forum russi sulla criminalità informatica sono stati violati per rappresaglia. Di volta in volta questo è stato seguito da una adeguata copertura mediatica.
Oggi l’informazione è usata come arma dai paesi occidentali, in questo caso contro la Russia, spesso per accompagnare una risposta all’aggressione e per denunciare gli attacchi subiti.