
di Giuseppe Gagliano –
Il Libano e Israele sono entrati nella fase operativa dell’accordo mediato dagli Stati Uniti che punta al disarmo di Hezbollah e al progressivo ritiro delle forze israeliane dal sud del Paese. L’intesa, firmata a Washington il 26 giugno, prevede che le aree evacuate vengano affidate alle Forze armate libanesi dopo lo smantellamento delle infrastrutture militari della milizia sciita, ma la sua applicazione resta strettamente legata alla fiducia reciproca tra le parti.
Beirut chiede il ritiro delle truppe israeliane come condizione per il pieno ripristino della propria sovranità, mentre Israele ritiene indispensabile mantenere una presenza militare finché Hezbollah conserverà missili, depositi e capacità operative nel sud del Libano. Per questo motivo il piano prevede inizialmente l’istituzione di “zone pilota”, destinate a verificare la capacità dell’esercito libanese di assumere il controllo del territorio ed evitare il ritorno della milizia.
Il nodo principale resta il ruolo di Hezbollah, che continua a rappresentare non solo una forza militare, ma anche un importante attore politico e sociale sostenuto dall’Iran. Il suo disarmo modificherebbe gli equilibri interni del Libano e ridurrebbe l’influenza di Teheran nel Levante, rendendo il processo particolarmente delicato.
Anche all’interno di Israele permangono posizioni differenti sull’accordo. Mentre Washington spinge per un progressivo ritiro delle truppe, parte della leadership israeliana ritiene necessario mantenere una fascia di sicurezza fino a quando il disarmo di Hezbollah non sarà pienamente verificato, per evitare il ripetersi della situazione creatasi dopo il conflitto del 2006.
La stabilizzazione del Libano dipenderà inoltre dalla capacità della comunità internazionale di sostenere economicamente Beirut. Il rafforzamento dell’esercito, la ricostruzione delle infrastrutture e il rilancio dell’economia saranno elementi essenziali per consolidare l’autorità dello Stato e impedire che il vuoto lasciato dalla milizia venga occupato da nuove reti armate.
I colloqui tecnici previsti a Roma il 14 e 15 luglio dovranno definire le modalità operative del ritiro israeliano, le procedure di verifica del disarmo e i meccanismi di controllo delle aree interessate. La riuscita dell’accordo dipenderà dalla capacità di conciliare le esigenze di sicurezza di Israele, il recupero della piena sovranità libanese e il nuovo equilibrio regionale tra Stati Uniti e Iran.











