Libano. Ferito un generale Unifil: manifestazioni per il blocco degli aerei da e per Teheran

di Giuseppe Gagliano

Il 14 febbraio il generale maggiore Chok Bahadur Dhakal, vice comandante uscente della missione ONU in Libano (UNIFIL), è rimasto ferito dopo che un gruppo di manifestanti ha assalito il convoglio su cui viaggiava verso l’aeroporto di Beirut. L’episodio, ripreso in numerosi video circolati sui social, mostra un veicolo delle Nazioni Unite in fiamme mentre alcuni giovani sventolando bandiere gialle, inseguono e colpiscono i peacekeeper in fuga.
L’attacco è avvenuto nel contesto delle proteste scatenate dalla decisione del governo libanese di vietare l’atterraggio a due aerei iraniani nella capitale. Una misura adottata dopo che Israele ha accusato Teheran di usare voli civili per il trasferimento di fondi destinati a Hezbollah. La risposta di Teheran non si è fatta attendere: il giorno seguente l’Iran ha imposto il divieto di atterraggio agli aerei libanesi, lasciando numerosi cittadini bloccati nel Paese.
L’UNIFIL ha condannato con fermezza l’accaduto definendolo una “flagrante violazione del diritto internazionale” e chiedendo alle autorità libanesi di individuare e punire i responsabili. Sulla stessa linea il presidente libanese Joseph Aoun ha ribadito che le forze di sicurezza non tollereranno tentativi di destabilizzazione, mentre l’esercito ha promesso di arrestare i colpevoli.
Da parte sua Hezbollah ha cercato di prendere le distanze dall’incidente, parlando di “elementi indisciplinati” che avrebbero agito autonomamente. Diverso l’atteggiamento del movimento Amal, il partito alleato del gruppo sciita, che ha condannato apertamente l’attacco definendolo “una pugnalata alla pace civile”.
L’episodio si inserisce in un contesto di crescente tensione in Libano, dove la crisi economica e politica continua a infiammare le piazze. L’accusa israeliana sui finanziamenti segreti a Hezbollah attraverso l’aeroporto di Beirut, riportata dal Wall Street Journal, è stata respinta con forza dall’Iran, che l’ha definita una “campagna di disinformazione” volta a ostacolare la ripresa del Paese.
Mentre la comunità internazionale osserva con preoccupazione l’evolversi della situazione, resta da capire se il governo libanese avrà la forza di gestire le tensioni interne senza scivolare nuovamente nel caos.