di Armando Donninelli –
La morte di Hassan Nasrallah, segretario generale di Hezbollah, avvenuta a Beirut il 27 settembre 2024 nel corso di un attacco aereo israeliano, chiudeva una lunga pagina della storia del movimento filo iraniano. Nasrallah aveva difatti diretto e plasmato Hezbollah per oltre trenta anni, la sua scomparsa lasciava un vuoto immenso al suo interno ed apriva molte incognite sul suo futuro.
Il Partito di Dio, come risulta dalla traduzione dall’arabo di Hezbollah, doveva trovare rapidamente un valido sostituto, visti i suoi molteplici e importanti impegni in vari settori. Tale compito non era semplice, dato che Israele tramite la sua intelligence aveva già eliminato molti dei più autorevoli esponenti di Hezbollah. Basti pensare che solo dopo una settimana la morte di Nasrallah, l’aviazione israeliana uccideva in un raid a Beirut Hashem Safiedine, cugino di Nasrallah e considerato suo probabile successore.
Dopo circa un mese di assenza di leadership, il 29 ottobre veniva eletto alla carica di segretario generale Naim Qassem, uno dei fondatori del movimento e vice di Nasrallah. Si trattava di una chiara scelta nel senso della continuità, ciò venne confermato da Qassem nella sua prima intervista televisiva, nel corso quella quale disse chiaramente di voler continuare la linea del suo predecessore e di voler continuare ad appoggiare Hamas e a lottare contro Israele.
Nel mese di novembre i combattimenti nel sud del libano si intensificarono, con Hezbollah che mobilitò centinaia di riservisti e ostacolò in modo efficace l’avanzata dei militari israeliani, al tempo stesso l’invio di razzi contro il nord di Israele continuava incessante. Tutto ciò dimostrava che la transizione della leadership non aveva avuto influenza sull’efficienza dell’apparato militare di Hezbollah, ancora in grado di contrastare il potente esercito israeliano.
Alla fine del mese Qassem dimostrò una certa dose di pragmatismo accettando una tregua con Israele, mediata dagli americani, e dichiarandosi pronto a collaborare pienamente con l’esercito libanese per la sua applicazione. In realtà Qassem capiva perfettamente che la difficile situazione interna del libano, in particolare del sud che era la sua roccaforte, non gli consentiva di prolungare la lotta contro un esercito israeliano determinato. Hezbollah, oltre ad organizzazione militare, è anche un partito politico con l’interesse ad affrontare i molti problemi del paese.
In tale ambito va ricordato che agli inizi del febbraio del 2025 in Libano entrava in carica un nuovo governo, guidato dal giurista Nawaf Salam, in cui però Hezbollah e il suo alleato confessionale Amal avevano potuto nominare solo una parte dei ministri sciiti, a differenza del passato. Questo era il frutto di un’intesa tra le altre forze politiche diretta a ridurre il ruolo di una forza da sempre considerata scomoda, ma ora improvvisamente vulnerabile, vista l’assenza del suo leader storico ed unificante.
Il 27 febbraio del 2025 si svolsero a Beirut i funerali di Nasrallah, precedentemente rinviati per motivi di sicurezza. La partecipazione popolare fu imponente, nonostante il timore di incidenti, e dimostrò che la morte del precedente leader non aveva sfaldato il supporto dei simpatizzanti di Hezbollah, i quali però chiedevano un rigoroso rispetto della linea delineata nel corso dei decenni da colui che identificavano come il capo indiscusso del movimento.
Questa continuità venne ulteriormente esplicitamente dichiarata da Qassem in un’intervista realizzata il 9 marzo con al-Manar, l’emittente televisiva di Hezbollah. Nel corso di tale intervista il nuovo segretario generale affermava di voler continuare ad assicurare una forte aderenza ai principi del khomeinismo e a lottare contro Israele. Al tempo stesso inviava anche un messaggio distensivo dicendo che intendeva rispettare la tregua con Israele e collaborare pacificamente con il nuovo governo siriano filo sunnita. Nel corso dell’intervista vi era anche un riferimento a quello che si rivelerà poi l’obbiettivo principale di Hezbollah, vale a dire la necessità di ricostruire il Libano e risolvere i suoi molteplici problemi.
In realtà Qassem aveva capito perfettamente che la situazione internazionale era divenuta molto sfavorevole per Hezbollah, e conseguentemente non aveva più grandi margini per iniziative in politica estera. Difatti Israele dopo la tragedia del 7 ottobre 2023 era divenuto molto determinato nel rispondere alle provocazioni e a eliminare le possibili minacce alla sua sicurezza, supportato in ciò dalla nuova amministrazione Usa di Donald Trump che, a differenza di quella di Joe Biden, tendeva a lasciare allo Stato ebraico mano libera. Inoltre il Partito di Dio non poteva più contare sull’importante alleato Bashar al-Assad e il supporto iraniano veniva reso incerto dalle serie minacce di Israele e USA contro Teheran in relazione al suo programma nucleare.
La situazione, in tale ambito, degenerò alla metà di giugno quando Israele e Iran per circa un paio di settimane si attaccarono reciprocamente con bombardamenti tramite diversi vettori. Hezbollah, tramite il suo segretario generale, assicurò pieno appoggio a Teheran nella sua lotta contro lo Stato ebraico, ciò a livello di dichiarazioni e propaganda, tuttavia si guardò bene dall’intervenire nel conflitto e rompere la tregua con Israele. L’assenza di una figura carismatica e unificante come lo era stato Nasrallah, rendeva il movimento sempre più insicuro del suo futuro e ciò lo spingeva sempre più verso le sue origini, cioè ad operare nell’ambito delle questioni libanesi.
La stessa percezione di Hezbollah all’interno dell’opinione pubblica libanese è in parte cambiata. Difatti mentre il Partito di Dio continua ad essere la forza politica maggiormente supportata dagli sciiti, la diffidenza nei suoi confronti aumentata tra gli appartenenti alle altre confessioni, anche da coloro che in passato pur non essendo sciiti lo consideravano un valido difensore del Libano da Israele. Ciò a causa dei frequenti conflitti armati che hanno coinvolto il Libano e attribuiti dai membri di tali comunità alla responsabilità di Hezbollah.
Il Partito di Dio è difatti era l’unica forza politica libanese autorizzata a detenere un arsenale, nel suo caso risale alla guerra civile libanese e successivamente è stato ammodernato grazie soprattutto all’aiuto iraniano. Tale autorizzazione, prevista dagli accordi che hanno posto fine alla guerra civile libanese, si motiva con la delega ad Hezbollah di difendere il Libano da Israele, tuttavia viene sempre più vista come elemento destabilizzante interno.
Il tema del disarmo di Hezbollah è dibattuto in Libano da molti, con i partiti non sciiti che vorrebbero la sua attuazione e il Partito di Dio che si oppone affermando che ciò priverebbe il paese di una valida difesa contro Israele. Nel mese di luglio l’amministrazione Trump è intervenuta energicamente sulla questione, ottenendo l’impegno da parte del governo e del presidente Joseph Aoun a procedere al disarmo del Partito di Dio.
Hezbollah rifiuta energicamente tale richiesta, probabilmente in quanto teme di divenire un partito come gli altri e perdere la sua influenza. Vista la determinazione degli USA e il sostanziale assenso delle altre forze politiche libanesi Hezbollah dovrà inevitabilmente fare delle concessioni in tale ambito, ciò per evitare nuove violenze in Libano che, al momento, nessuno vuole vista la pesante situazione interna del paese.
Va poi ricordato che i militari israeliani hanno mantenuto cinque avamposti nel Libano meridionale, ciò al fine di colpire Hezbollah quando fosse necessario per la sua sicurezza. L’atteggiamento di Israele nei confronti di Hezbollah sembra cambiato, difatti non attende più che il Partito di Dio lanci dei razzi prima di rispondere ma agisce in via preventiva, come avvenuto nelle incursioni contro alcune sue strutture nel Libano meridionale tra la fine di luglio e l’inizio di agosto. Ciò ovviamente limita la libertà d’azione di Hezbollah.
I fattori visti sopra costringono Hezbollah a concentrare la sua attività all’interno del Libano, però ciò significa anche occuparsi della sua costosa struttura di welfare state che, tra la popolazione sciita ha contribuito ad accrescere la sua popolarità. In passato era soprattutto l’Iran ha finanziare ciò, con circa 1 miliardo di dollari l’anno tenendo conto solo dei trasferimenti di denaro, ora però l’Iran si trova isolata, sottoposta a sanzioni e difficilmente potrà continuare ad erogare tali cifre.
Inoltre le redditizie attività di contrabbando di prodotti iraniani gestite in passato da Hezbollah non sono più possibili vista la caduta dell’alleato Bashar al-Assad , mentre l’apparato statale libanese di cui Hezbollah e da cui ha tratto vantaggio economico in passato come durante la pandemia Covid-19, è guidato da forze politiche che vogliono ridurre il suo ruolo. Ciò lascia presagire che la questione del finanziamento sarà uno dei principali problemi che Hezbollah dovrà affrontare in futuro.
Quella di Hezbollah è una sorta di parabola. Creato durante la guerra civile libanese contro la presenza militare israeliana, nel corso dei decenni ha saputo crescere ed ammodernarsi tanto da riuscire a tener testa all’IDF, il potente esercito israeliano. Anche all’interno della società civile libanese è riuscito ad ampliare enormemente il suo ruolo tanto da essere definito uno “Stato nello Stato”. Oggi però la parabola è in una fase discendente, a causa della morte del suo carismatico leader e di un contesto internazionale divenuto sfavorevole, vi è la concreta prospettiva che tale organizzazione possa scomparire o comunque ridurre notevolmente la sua importanza.
















