Libano. I bombardamenti rafforzano la resistenza invece di dividerla

di Giuseppe Gagliano

La strategia israeliana in Libano continua a scontrarsi con una realtà che la storia della regione ha già mostrato più volte: la pressione militare sulla popolazione civile non si traduce automaticamente in ostilità verso Hezbollah. Al contrario, i bombardamenti rischiano di rafforzare il sentimento di unità nazionale contro quella che viene percepita come un’aggressione esterna.
L’obiettivo di indebolire il sostegno al movimento sciita attraverso attacchi a infrastrutture, quartieri e reti civili si scontra con la percezione diffusa che il responsabile immediato della distruzione sia chi conduce i bombardamenti. Anche chi critica Hezbollah tende infatti a considerare prioritaria la resistenza all’attacco esterno piuttosto che il confronto politico interno.
Il Libano resta un Paese profondamente diviso sotto il profilo politico e confessionale, ma possiede una memoria collettiva segnata da guerre, occupazioni e interventi stranieri. In questo contesto, ogni nuova offensiva tende a congelare temporaneamente le divisioni interne e a spostare l’attenzione sulla sopravvivenza e sulla difesa del Paese.
Dal punto di vista militare, Israele si confronta con un avversario che non è un esercito convenzionale ma una struttura radicata nel territorio e nella società. Hezbollah combina capacità militari, presenza politica e reti assistenziali, rendendo difficile separare l’organizzazione dal contesto sociale in cui opera. La superiorità tecnologica israeliana può ottenere risultati tattici, ma non garantisce automaticamente un successo politico.
La guerra aggrava inoltre una situazione economica già drammatica. Il Libano continua a fare i conti con una grave crisi finanziaria, il collasso del sistema bancario e la carenza di servizi essenziali. La distruzione di infrastrutture e attività produttive aumenta la dipendenza dagli aiuti internazionali e amplia le aree di disagio sociale. In questo scenario, Hezbollah può rafforzare il proprio ruolo offrendo assistenza e sostegno alle comunità colpite.
Sul piano geopolitico, il conflitto si inserisce nel più ampio confronto tra Israele e Iran. Hezbollah rappresenta uno dei principali strumenti dell’influenza iraniana nella regione, ma l’aumento delle vittime civili e dei danni alle infrastrutture rischia di erodere la posizione israeliana sul piano della legittimità internazionale.
La vicenda libanese conferma così un principio ricorrente nei conflitti asimmetrici: la forza militare può distruggere infrastrutture e colpire obiettivi operativi, ma difficilmente elimina le radici politiche e sociali di un movimento radicato nel territorio. Il rischio è che la guerra produca l’effetto opposto a quello perseguito, consolidando il consenso attorno alle forze che si intende indebolire.