
di Enrico Oliari –
La tregua annunciata tra Stati Uniti e Iran appare già appesa a un filo. Mentre Teheran e Washington hanno concordato una pausa di due settimane nelle ostilità dirette, sul terreno la guerra non si arresta: Israele ha infatti escluso il Libano dall’accordo, lanciando una delle offensive più pesanti dall’inizio del conflitto.
Il primo giorno della cosiddetta tregua si è trasformato in una notte di bombardamenti su vasta scala. L’operazione israeliana, denominata “Oscurità eterna”, ha visto l’impiego di circa 150 aerei e il lancio di 160 bombe in pochi minuti, con oltre cento obiettivi colpiti. Il bilancio provvisorio parla di almeno 250 vittime libanesi e di una capitale, Beirut, precipitata nel panico. L’intensità dell’offensiva segna un’escalation significativa, soprattutto perché avvenuta proprio mentre si tentava di costruire un fragile cessate-il-fuoco su altri fronti.
Definita “fragilissima” dal vicepresidente statunitense J.D. Vance, la tregua tra Stati Uniti e Iran rischia di crollare prima ancora di consolidarsi. I colloqui diplomatici previsti in Pakistan potrebbero subire ripercussioni dirette da quanto sta accadendo in Libano. Nel frattempo, l’Iran ha reagito chiudendo nuovamente lo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio globale di petrolio, e ha avvertito che le ostilità potrebbero riprendere se il Libano non verrà incluso nel cessate il fuoco.
La comunità internazionale ha iniziato a prendere posizione. L’Unione Europea ha chiesto esplicitamente che la tregua venga estesa anche al Libano. L’Alta rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas, ha sottolineato come la portata dei raid israeliani renda difficile parlare di semplice legittima difesa, mettendo a rischio l’intero equilibrio negoziale. Ulteriori tensioni sono emerse dopo che l’esercito israeliano ha sparato colpi di avvertimento contro un convoglio della missione UNIFIL nel sud del Libano. L’episodio, pur senza feriti, ha provocato una protesta formale da parte dell’Italia.
Sul piano politico, le reazioni restano contrastanti. L’ex presidente statunitense Donald Trump ha minimizzato l’offensiva israeliana, definendola una “scaramuccia”, mentre da più parti cresce la preoccupazione per una possibile espansione del conflitto. Parallelamente, Teheran ha ribadito la propria intenzione di proseguire il programma nucleare, dichiarando che continuerà ad arricchire uranio nonostante le tensioni.
Tra operazioni militari, minacce economiche e pressioni diplomatiche, il quadro che emerge è quello di una tregua solo apparente. L’esclusione del Libano dagli accordi rischia di trasformare una pausa negoziale in un ulteriore detonatore di crisi, mentre la popolazione civile continua a pagare il prezzo più alto. Il conflitto, lungi dall’avviarsi verso una soluzione, sembra entrare in una fase ancora più incerta e pericolosa.











