
di Vincenzo Tartaglia –
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto un recente colloquio telefonico con il ministro degli Esteri della Repubblica di Turchia, Hakan Fidan, nel quale hanno discusso i principali sviluppi in Medio Oriente e la sicurezza regionale, con particolare attenzione al Libano, a Gaza, al Mar Rosso e al Golfo Persico.
In concomitanza con la nuova fase di negoziati tra Libano e Israele, in corso oggi a Roma e che probabilmente proseguiranno per i prossimi tre giorni, secondo quanto riportato da funzionari libanesi, il ministro Fidan ha detto di sostenere l’azione del Governo italiano; il ministro Tajani ha espresso l’auspicio che il dialogo tra Beirut e Tel Aviv produca risultati concreti per consolidare il cessate il fuoco e favorire un definitivo accordo diplomatico e politico.
Un accordo difficilmente raggiungibile per via delle continue violazioni israeliane e perché i negoziati di oggi hanno tra i temi principali sul tavolo l’attuazione dell’accordo quadro raggiunto con la mediazione degli Stati Uniti a giugno, la questione delle zone di sicurezza nel sud del Libano e il disarmo di Hezbollah, quest’ultima che rifiuta i negoziati e pone come condizione il ritiro dell’esercito israeliano dal sud del Paese e ha sottolineato che la resistenza di Hezbollah continuerà ad oltranza finché persisterà l’invasione **e l’**occupazione israeliana nel Paese dei Cedri.
Oltre alle bombe e all’occupazione israeliana, in Libano, oggi, 4 agosto, è giornata di lutto nazionale in ricordo delle vittime dell’esplosione avvenuta al porto di Beirut il 4 agosto 2020, che causò oltre 200 morti, 6.500 feriti, più di 300 mila sfollati e danni per 15 miliardi di dollari, e, in tutto ciò, non è ancora giunta a conclusione, dopo sei anni, l’inchiesta giudiziaria volta ad accertare le responsabilità della tragedia.
La violenta deflagrazione, secondo quanto ricostruito, fu innescata da un incendio all’interno di un deposito ubicato nella zona portuale, che conteneva migliaia di tonnellate di fertilizzante a base di nitrato di ammonio, rimaste immagazzinate in modo inadeguato per anni.
Ad oggi nessuno è stato ancora ritenuto responsabile e ciò alimenta una diffusa rabbia popolare e contribuisce ad alimentare il trauma collettivo.
Un trauma peggiorato anche dai bombardamenti israeliani in tutto il Paese, dove la parola “nitrato di ammonio”, usato non solo come fertilizzante agricolo ma anche come esplosivo, ha un’accezione negativa.











