Libia. Il governo punta sulle fonti rinnovabili e cerca aiuto in Turchia

di Giuseppe De Santis

Quasi tutta l’energia prodotta in Libia proviene da centrali a gas e dall’utilizzo del petrolio, un dato che non sorprende considerando che il Paese è uno dei maggiori produttori di idrocarburi del Mediterraneo. Ora, però, il governo libico intende aumentare la quota di energia proveniente da fonti rinnovabili, portandola al 20% entro il 2035. Per favorire gli investimenti nel settore delle energie pulite è stato elaborato un progetto di legge che mira a introdurre incentivi per gli investitori.
La Libia, tuttavia, non dispone ancora di un’esperienza consolidata in questo ambito. Per questo motivo le autorità hanno invitato aziende turche a partecipare alla realizzazione di centrali solari ed eoliche. La scelta della Turchia non è casuale: tra i due Paesi esistono infatti solide relazioni diplomatiche.
Grazie ai suoi vasti deserti, la Libia possiede un enorme potenziale nella produzione di energia solare e, in alcune aree caratterizzate da venti costanti, anche in quella eolica.
Per quanto riguarda la Turchia, la presenza delle sue imprese non risponde soltanto a motivazioni ambientali. L’iniziativa si inserisce infatti in una strategia più ampia volta a rafforzare l’influenza di Ankara nel Nord Africa. Non è un mistero che le aziende petrolifere turche siano fortemente interessate all’estrazione di greggio lungo le coste libiche e che siano già in trattativa con le autorità locali per avviare nuovi progetti.