di Giuseppe Gagliano –
Le proteste scoppiate in diverse città della Libia occidentale per i prolungati blackout hanno colpito anche il cuore del sistema energetico nazionale, trasformando una crisi dei servizi in una contestazione politica contro il governo di Abdul Hamid Dbeibah. Le manifestazioni, esplose a Tripoli, Zawiya e Misurata, denunciano non solo le interruzioni dell’elettricità, ma anche corruzione, caro vita, inefficienza amministrativa e il continuo rinvio delle elezioni.
L’episodio più grave si è verificato nel complesso petrolifero e del gas di Mellitah, gestito congiuntamente dalla National Oil Corporation ed Eni. Alcuni manifestanti hanno bloccato temporaneamente le linee del gas, provocando l’interruzione della produzione nel giacimento di El Feel, il rallentamento delle attività a Wafa e difficoltà operative anche nell’area offshore di Sabratha, con ripercussioni sulle forniture destinate alle centrali elettriche.
Le autorità hanno successivamente ripreso il controllo dell’impianto e annunciato il graduale ripristino della produzione e delle forniture di gas. Tuttavia, l’episodio ha evidenziato ancora una volta la fragilità di un Paese che, pur disponendo di ingenti risorse energetiche, fatica a garantire servizi essenziali alla popolazione.
I manifestanti contestano il fatto che la Libia continui a esportare gas verso l’Italia attraverso il gasdotto Greenstream, mentre vaste aree del Paese restano prive di elettricità. La vicenda conferma il ruolo strategico di Mellitah, infrastruttura fondamentale sia per il mercato interno sia per le esportazioni energetiche verso l’Europa.
Dal 2011 impianti petroliferi, terminali e gasdotti sono diventati strumenti di pressione politica nelle mani di milizie, gruppi locali e comunità che cercano di ottenere concessioni dal potere centrale. La persistente divisione tra il governo di Tripoli e le autorità della Libia orientale sostenute da Khalifa Haftar continua inoltre a impedire una gestione unitaria delle risorse energetiche, alimentando instabilità politica e competizione per il controllo delle rendite petrolifere.



