di Francesco Pontelli * –
Secondo due mediocri leader nei rispettivi paesi, come Merz e Macron, che l’Europa produce in serie illimitata, l’obiettivo principale dell’Unione Europea, da conseguire assolutamente e dichiarato senza ipocrisia, dovrebbe essere, come osserva l’Huffington Post, quello della «… fine dei tabù. Servono una Germania armata e un’Europa atomica… Il pacifismo tedesco era necessario all’espiazione. Ma oggi il mondo cambia, l’America va per la sua strada e il paese più forte d’Europa deve guidare l’Ue nel rafforzamento della Nato…».
Quindi, lo sforzo dell’intera istituzione europea non dovrebbe più essere quello di trovare risorse per assicurare uno sviluppo futuro e quindi migliorare le condizioni dei cittadini europei. Viceversa, l’obiettivo si traduce nella volontà di creare nuovo debito europeo, quindi condiviso, per finanziare la difesa e, con essa, la spesa in armamenti.
Emerge evidente come ormai la strategia complessiva adottata sia quella di creare le condizioni per l’avvio di un evento bellico, perché, in riferimento al concetto di deterrenza europea in generale, e in particolare ai due paesi, Francia e Germania insieme, l’effetto che si potrebbe determinare in campo nucleare rimane assolutamente ridicolo e privo di ogni reale possibilità di invertire il rapporto tra le forze schierate.
In questo contesto gioverebbe ricordare, infatti, come Stati Uniti e Russia detengano insieme circa 10.636 testate nucleari, pari a circa l’87% dell’arsenale mondiale. Secondo i dati del 2025, la Russia possiede 5.459 testate e gli Stati Uniti 5.177. Questi arsenali includono sia testate dispiegate sia di riserva, oltre a quelle in attesa di smantellamento: Russia, 5.459 testate; Stati Uniti, 5.177 testate (incluse circa 100 bombe tattiche B61-12 in Europa).
Insieme, le due nazioni controllano la quasi totalità delle armi nucleari del pianeta, mantenendo un arsenale che supera di gran lunga quello di tutte le altre potenze nucleari messe insieme.
In considerazione di questi dati, risulta assolutamente ininfluente qualsiasi politica di riarmo, tanto tradizionale quanto nucleare, in quanto il gap che separa l’Europa dalle due superpotenze nucleari risulta impossibile da colmare. L’arsenale nucleare europeo, infatti, è molto inferiore anche in relazione alla dotazione dei paesi BRICS, i quali, oltre all’armamento russo, possono contare su oltre seicento (600) testate nucleari della Cina.
Il colosso cinese, da solo, supera la complessiva dotazione europea, di poco superiore ai 500 ordigni nucleari (290 Francia e 225 Gran Bretagna), e il trend di crescita degli armamenti cinesi sta mettendo in serie difficoltà gli stessi Stati Uniti, in previsione di un conflitto per Taiwan.
Non bastasse questo impressionante disequilibrio relativo agli armamenti strategici, anche solo valutando le forze in campo, gli Stati Uniti possono contare su un numero di militari quasi doppio rispetto a quello dell’Unione Europea, mentre quello cinese risulta già ora superiore di quasi il 50% rispetto a quello europeo.
Come logica conseguenza, la politica del riarmo, la cui semplice definizione si conferma agli antipodi rispetto all’applicazione, anche marginale, del Green Deal, che paradossalmente viene dichiarato tra gli obiettivi politici, può solo rappresentare la giustificazione per inaugurare una nuova politica di spesa pubblica destinata agli armamenti e così sottratta al fine istituzionale dell’Unione, il quale sarebbe quello di accrescere il benessere dei propri cittadini.
Perché i numeri degli armamenti in campo rimarranno in proporzioni assolutamente immodificabili, anche a fronte di investimenti cospicui dell’Unione Europea, azzerando ogni velleità deterrente utilizzata come argomento per il riarmo.
Sembra incredibile come l’intero continente europeo e la sua cittadinanza vivano in uno stato di totale assuefazione, della quale si fanno forza tutti i maggiori partiti che compongono le più diverse maggioranze dei paesi europei. La cui logica conseguenza evidenzia una sostanziale incapacità di ribellarsi a questa deriva interventista, mascherata da ricerca di una deterrenza nucleare militare.
Emerge quindi come, nell’intero continente europeo, attraverso l’azione politica, l’Unione si trovi di fronte a una nuova forma di totalitarismo ideologico, il quale al proprio interno non avrà le forme caratteristiche del vecchio nazismo o del comunismo sovietico, ma che comunque ne persegue i medesimi obiettivi.
* Articolo in mediapartnership con Nuovo Giornale Nazionale.












