L’interminabile conflitto indo-cinese

di Giuseppe Gagliano

Colui che ha svolto un ruolo rilevante nel siglare la tregua tra India e Cina, denominata “Accordo Ladakh” ed evitando al momento attuale un conflitto vero e proprio, è stato certamente Ajit Doval, consigliere per la sicurezza nazionale dell’India, il quale ha disegnato una tregua che prevede il ritiro delle rispettive truppe e la realizzazione di una zona cuscinetto. Questo successo diplomatico da parte di Doval dimostra il ruolo rilevante rivestito nel governo indiano.
Ufficiale decorato del principale servizio di polizia indiano, Doval ha lavorato per sei anni in Pakistan come funzionario dell’intelligence e ha anche operato come ministro presso l’Alta commissione indiana nel Regno Unito; nel 2004 è stato nominato direttore dell’Intelligence Bureau.
Al di là dei meriti individuali quali sono i motivi di contrasto tra India e Cina che hanno portato le due nazioni sull’orlo di un conflitto ?
Il primo motivo di contrasto riguarda il Kashmir ed in particolare la regione denominata Aksai Chin, una regione nord-occidentale del Kashmir, come parte della contea di Hotan della regione autonoma dello Xinjiang: l’India rivendica questo territorio come parte della sua integrerà nazionale.
La seconda ragione di conflitto a livello territoriale tra India e Cina è relativo alla regione dell’Arunachal Pradesh, che l’India gestisce come stato ma che la Cina rivendica come parte integrante del Tibet e quindi della sua integrità territoriale.
Tuttavia i contrasti tra India e Cina sono molto più profondi e vanno ben oltre le rivendicazioni territoriali, perché affondano le loro motivazioni in precise scelte strategiche da parte della Cina, che intende attuare una proiezione di potenza sia nel Mar Cinese meridionale sia, soprattutto, nell’Oceano Indiano, ovvero intende attuare una logica di espansione di natura economica e anche di natura militare (leggi infrastrutturali militari) nel contesto dell’Indo-Pacifico. A tale proposito la Cina considera quella vasta area geografica che va da Gwadar (in Pakistan), Hambantota (in Sri Lanka), Chittagong (in Bangladesh) a Sittwe (nello Myanmar) come una propria zona di influenza.
Un’altra questione per gli attriti tra Cina e l’India è relativa al cosiddetto China-Pakistan Economic Corridor (Cpec), corridoio finalizzato a rendere il collegamento tra il Pakistan e la Cina (nel contesto della Via della Seta cinese) più agevole grazie alla costruzione di infrastrutture ferroviarie, portuali ed energetiche. Un corridoio che, guarda caso attraversa proprio, il Kashmir oltre al Belucistan e allo Xinjiang.
Un altro motivo di contrasto tra la Cina e l’India è certamente il porto di Gwadar, che oltre a svolgere un ruolo fondamentale all’interno del corridoio cino-pakistano è a tutti gli effetti un’infrastruttura portuale fondamentale per la proiezione di potenza economica cinese visto che questa infrastruttura portuale le consente di connettersi sia con il Golfo Persico che con il Mare Arabico.
Altri strumenti ritenuti certamente molto rilevanti per la Cina per agevolare la sua proiezione di potenza marittima nell’Oceano Indiano sono il fatto che il Dragone appoggi il processo di pace in Myanmar con lo scopo di costruire infrastrutture che le possono consentire di accedere direttamente all’Oceano Indiano, e la concessione da parte dello Sri Lanka del porto di Hambantota di cui la compagnia cinese China Merchants Port Holdings ha ottenuto il controllo del 70% per 99 anni.
Inoltre, altro motivo di contrasto, è il controllo da parte della marina cinese di gran parte dell’arcipelago delle Maldive allo scopo di contenere l’India. Già a partire dal 2014i la Cina ha investito milioni di dollari come sempre in infrastrutture indispensabili per agevolare il suo commercio globale. Fra questi progetto più significativo realizzato e inaugurato nel 2018 è il Maldive-China Friendship Bridge, costato circa 210 milioni di dollari e costruito dalla China Harbor Engineering che collega la capitale con la vicina Hulhumale.
Ancora una volta l’arcipelago delle Maldive, in virtù della sua posizione strategica, è ritenuto uno snodo importante della Belt and Road Iniziative.
In definitiva la strategia da parte della Cina nei confronti dell’India mira non solo a contenerne la proiezione sull’Oceano Indiano, perché potrebbe minacciarne l’egemonia economica, ma è volta a limitarne l’influenza anche nelle regioni che confinano con il sud.