Lo scandalo corruzione scuote le Filippine

Le proteste di piazza fanno vacillare il Presidente Ferdinand Marcos jr.

di Simone Frusciante

Negli ultimi mesi centinaia di migliaia di persone sono scese in strada a manifestare a Manila contro la corruzione. Ciò a seguito di uno scandalo scoppiato la scorsa estate, nel quale esponenti politici di spicco sono stati accusati di aver intascato miliardi di pesos in tangenti nell’ambito di contratti relativi a progetti infrastrutturali volti a mitigare gli effetti delle inondazioni che sono risultati insufficienti o non sono mai stati realizzati.
Le proteste hanno subìto una notevole intensificazione dopo che a novembre due tifoni abbattutisi in rapida successione sulle Filippine hanno causato circa 300 morti, oltre a distruzioni diffuse, con danni ingenti all’economia dovuti soprattutto alla lentezza nella ripresa. Questo ha fatto esplodere la rabbia popolare, la quale si è riversata contro l’intera classe politica.
Era stato il presidente Ferdinand Marcos jr. a porre in evidenza il problema nel suo messaggio alla nazione a luglio, nel quale egli aveva imputato alla corruzione la profonda crisi legata alle inondazioni nel Paese. Marcos aveva pubblicato una lista delle imprese che si erano aggiudicate i progetti per la costruzione delle nuove infrastrutture. In pochi giorni, erano pervenuti all’Ufficio presidenziale oltre 2mila reclami, dato che riflette le estese dimensioni del fenomeno della corruzione.
A settembre il presidente Marcos ha istituito una “supercommissione” d’inchiesta, alla quale è stato affidato il compito di indagare sulla corruzione non solo relativamente ai progetti infrastrutturali per contrastare gli effetti delle inondazioni, bensì a tutte le opere pubbliche approvate dal 2015, dunque anche quando i predecessori Benigno Aquino III e Rodrigo Duterte erano al potere.
Mentre inizialmente Marcos ha ricevuto un forte sostegno popolare, con il trascorrere delle settimane, le indagini sulla corruzione si sono trasformate in un boomerang, poiché hanno coinvolto un crescente numero di esponenti politici a lui vicini. Tra questi si annoverano membri dei due rami del Congresso, fino ad arrivare alle più alte cariche, come ad esempio il presidente del Senato Francis Escudero e lo Speaker della Camera Martin Romualdez (cugino di Marcos), i quali hanno entrambi rassegnato le dimissioni, pur negando ogni coinvolgimento nello scandalo corruzione.
A novembre è giunta anche la rinuncia di due membri del governo filippino, il segretario esecutivo (capo del Gabinetto presidenziale) Lucas Bersamin e la segretaria del Dipartimento del Budget e del Management Amenah Pangandaman, dopo che i loro uffici erano stati menzionati nell’ambito dello scandalo relativo ai progetti infrastrutturali tesi a mitigare gli effetti delle inondazioni.
Sebbene in un primo momento il nome dello stesso presidente Marcos fosse stato preservato, la tegola più pesante è caduta su di lui dopo che il parlamentare Zaldy Co, anch’egli coinvolto nello scandalo, ha dichiarato che Marcos jr. avrebbe intascato tangenti per oltre un miliardo di pesos. Il Presidente ha negato le accuse e promesso che le indagini proseguiranno in modo rigoroso.
Ciononostante, la smentita di Marcos non ha evitato il sorgere di sospetti sul suo ruolo nello scandalo, tant’è che nell’ultimo round di proteste i manifestanti hanno apertamente richiesto le dimissioni del presidente e c’è chi ha avanzato l’ipotesi di impeachment. Al contempo, nemmeno la vicepresidente Sara Duterte (figlia dell’ex Presidente Rodrigo) è stata risparmiata.
Si ricorda che su di lei pendono accuse di corruzione relative alla malagestione di fondi pubblici, per cui nei mesi scorsi era stata sottoposta a procedimento di impeachment, poi ritenuto incostituzionale dalla Corte suprema per motivi inerenti alle modalità della procedura. Sarà possibile presentare una nuova mozione di impeachment solo a partire dal febbraio 2026.
La possibilità di un impeachment va ad inserirsi nel contesto della faida tra Sara Duterte e il presidente Marcos. Nonostante i due siano stati alleati nelle elezioni del 2022, ben presto i contrasti tra loro sono diventati insormontabili, fino a sfociare in uno scontro aperto, con Duterte che è arrivata a minacciare di morte Marcos. Bisognerà attendere il nuovo anno per valutare se il procedimento di impeachment contro Duterte riprenderà o meno.
Si stima che dal 2023 le Filippine abbiano perso tra i 700 milioni e i 2 miliardi di dollari annui a causa della corruzione nei progetti infrastrutturali contro le inondazioni, i cui effetti si riflettono nel generale rallentamento della crescita economica. Nel 2025, quasi di certo Manila non riuscirà a raggiungere gli obiettivi prefissati per il terzo anno consecutivo, con il PIL che dovrebbe crescere non più del 5%, al di sotto del 5,5-6,5% previsto. Tale dato, unito alle accuse che riguardano le massime cariche dello Stato, rischia di minare la stabilità a lungo termine delle Filippine.