Macchè prestito: i 90 mld all’Ucraina sono il prezzo per allungare la guerra

di Enrico Oliari –

Ennesimo esborso di denaro europeo all’extracomunitaria Ucraina, questa volta contrabbandato per “prestito di sostegno” per “coprire le urgenti esigenze di finanziamento del paese”. Un terzo della somma, messa a debito dei paesi membri, servirà per “l’assistenza macrofinanziaria”, mentre due terzi, cioè 60 miliardi di euro, finiranno ancora una volta nel capitolo armi.
La missione pacifista e mediatrice dell’Unione Europea è ormai cosa archiviata, svenduta per sfamare di territori e di basi il golem Nato e per soddisfare gli arraffoni delle lobby delle armi, troppo spesso amici di salotto dei politici stessi. Tuttavia a far saltare sulla sedia oggi è la riacutizzazione di un’ipocrisia che sembrava essere contenuta a male cronico: “l’Ucraina sarà responsabile del rimborso del capitale del prestito una volta ricevute le riparazioni di guerra dalla Russia”, recita il documento.
Un prestito a babbo morto, insommma. Salvo il fatto che il babbo è ancora giovane e in piena salute.
Da che mondo è mondo le riparazioni di guerra vengono infatti pagate da chi la guerra la perde, e comunque è difficile immaginare un Vladimir Putin isolato e criminalizzato mettere mani al portafoglio perché glielo ordina Ursula.
Al di là quindi dei buoni propositi e della retorica sempre più bellicista ma ormai obsoleta di Bruxelles, la realtà è semplicemente l’ennesima fregatura per i cittadini europei, cioè 90 miliardi a fondo perduto che si aggiungono ai quasi 200 miliardi versati finora.
Denaro sottratto al welfare, agli stipendi dei lavoratori e allo sviluppo delle imprese. Di tutto e di più per tenere viva e pulsante la guerra nella logica del RearmEu e del 5 percento del Pil alla Nato, quando il semplice rispetto degli accordi di Minsk II, tradito da Kiev su suggerimento dei falchi dell’occidente, era… gratuito.