di Simone Frusciante –
Lo scorso 27 febbraio il governo delle Mauritius ha annunciato di aver rotto le relazioni diplomatiche con le Maldive, segnando una grave frattura tra le due nazioni insulari dell’Oceano Indiano. Tale decisione giunge dopo le dichiarazioni del presidente maldiviano Mohamed Muizzu, in base alle quali Malé non riconosce più la sovranità mauriziana sull’arcipelago delle Isole Chagos. Le Maldive hanno inoltre dimostrato opposizione nei confronti dell’accordo firmato nel maggio del 2025, secondo cui il Regno Unito si prepara a consegnare la sovranità delle isole a Port Louis.
Per comprendere i motivi della disputa è necessario ricostruirne le origini, risalenti agli anni ’60 del XX secolo. Nel 1965, tre anni prima che le Mauritius diventassero definitivamente indipendenti dal Regno Unito, Londra scorporò le Isole Chagos dal resto dell’arcipelago mantenendone il controllo, in ragione del loro ruolo strategico conferito da un’ubicazione geografica privilegiata. L’isola di Diego García, in particolare, fu data in concessione agli Stati Uniti, i quali vi realizzarono una delle maggiori basi militari al mondo, essenziale per le operazioni in Medio Oriente, Africa e Asia.
Nella scorporazione delle Chagos dalle Mauritius, tuttavia, la Zona Economica Esclusiva (ZEE) delle isole rimase priva di demarcazione, alimentando la nascita della disputa con le Maldive a nord. Negli anni ’90 Malé e Londra negoziarono un accordo per suddividere la ZEE in due parti uguali, ma non si arrivò mai alla firma. Inoltre, alla fine degli anni 2000 Maldive e Mauritius avviarono colloqui bilaterali per demarcare le rispettive ZEE, ma senza successo. Ciò spinse Port Louis a interpellare il Tribunale Internazionale per il diritto del mare (ITLOS) al fine di dirimere la controversia.
Nel frattempo, con l’aumento del supporto da parte della comunità internazionale affinché il Regno Unito trasferisse la sovranità delle Chagos alle Mauritius, Londra diede inizio ai negoziati. Di fronte alle crescenti pressioni, nel 2022 l’allora presidente maldiviano Ibrahim Solih riconobbe la sovranità mauriziana sulle isole. Poco dopo, l’ITLOS si espresse circa la demarcazione delle ZEE, assegnando 47.232 km² alle Maldive e 45.331 km² alle Mauritius. Sebbene le Maldive avessero ottenuto la porzione più ampia, l’esecutivo subì aspre critiche per aver ceduto territorio marittimo.
Nel 2023 Mohamed Muizzu vinse le elezioni, attestandosi fin dal principio su istanze nazionaliste e rendendo nota l’intenzione di mettere in discussione il verdetto dell’ITLOS. In un recente discorso al Parlamento, Muizzu ha affermato di aver ritirato la lettera indirizzata da Solih al premier mauriziano, sostenendo la necessità di “difendere i diritti del fiero popolo maldiviano”. Il presidente ha proseguito dichiarando che la ZEE del Paese sarebbe stata espansa, includendo le aree marittime contese, e che avrebbe istituito un ufficio per la definizione dei confini marittimi delle Maldive.
Muizzu non si è fermato a una “semplice” questione frontaliera, ma è andato ben oltre, rivendicando la sovranità delle Maldive sulle Chagos, un atteggiamento che nessun governo maldiviano aveva mai assunto. È stata inoltre manifestata avversione all’accordo tra Londra e Port Louis per cui le Chagos passerebbero sotto la sovranità mauriziana, mentre il Regno Unito manterrebbe Diego García come base statunitense per 99 anni. Malé ha obiettato questo trasferimento, assicurando che, laddove acquisisse il controllo delle Chagos, le forze di Washington potrebbero continuare le loro operazioni.
È plausibile ritenere che Muizzu abbia agito per ragioni di politica interna: ad aprile si terranno nelle Maldive le elezioni locali, che funzionano come una sorta di voto di medio termine per la popolarità dell’esecutivo. Per distogliere l’attenzione dalle sfide economiche che lo Stato affronta, esso intende giocarsi la carta del nazionalismo, e la disputa sulle Isole Chagos appare un’opportunità perfetta in tal senso. Tuttavia, non bisogna sottovalutare le implicazioni per la politica estera.
La posizione delle Maldive è priva di supporto internazionale, in primis da parte degli Stati Uniti. Il presidente Donald Trump, sfavorevole all’accordo tra Regno Unito e Mauritius, ha asserito che non permetterà che Diego García sia “danneggiata o minacciata da false rivendicazioni o da assurdità sulla protezione ambientale”. Le parole di Trump vanno interpretate come un segnale di disapprovazione non solo nei confronti del trasferimento della sovranità delle Chagos a Port Louis, bensì anche verso Malé.
In aggiunta, le dichiarazioni di Muizzu sulla possibilità di una base statunitense operativa in territorio maldiviano hanno colto di sorpresa India e Cina. Difficilmente quest’ultima vedrebbe di buon occhio il fatto che Washington abbia una base nelle Maldive, dopo anni in cui Pechino ha cercato di attirare il Paese verso di sé. Al contempo, Nuova Delhi è contraria a basi militari straniere in Asia meridionale; pur accettando la presenza statunitense a Diego García per contrastare l’assertività cinese, una base straniera in territorio maldiviano supererebbe una linea rossa per l’India.
L’inversione di rotta di Malé in merito alle Isole Chagos espone delle criticità per le stesse Maldive e per l’intera regione dell’Oceano Indiano. La tendenza ad anteporre obiettivi di politica interna a breve termine alle relazioni con i partner esteri solleva inevitabili interrogativi sull’affidabilità del governo di Muizzu, mentre il rischio di un’escalation delle tensioni tra Maldive e Mauritius potrebbe causare la reazione degli attori regionali dinanzi a eventuali sviluppi indesiderati, complicando la situazione in uno spazio strategico già estremamente delicato.












