di Giuseppe Gagliano –
Frontiere, sovranità, guerra in Ucraina e rapporti con Bruxelles: Marianne Rocher del Rassemblement National traccia una linea di netta rottura con l’attuale Unione Europea. In questa intervista, il movimento sovranista francese denuncia quella che definisce la crisi terminale del progetto europeo, critica l’autonomia strategica promossa da Emmanuel Macron e rivendica un ritorno a un’“Europa delle nazioni”, fondata sul controllo delle frontiere, sull’indipendenza energetica e sulla piena sovranità degli Stati.
Marianne Rocher è una giornalista e commentatrice politica francese, esponente del Rassemblement National e responsabile del partito per l’ottava circoscrizione dei francesi all’estero (area Mediterraneo). Interviene nel dibattito pubblico su politica interna francese, dinamiche sociali e identitarie, rapporto tra élite e opinione pubblica e trasformazioni della Repubblica. In Italia è stata intervistata da IlSussidiario.net; in Francia firma contributi su spazi di opinione online, tra cui la sezione Ops & Blogs del Times of Israel in lingua francese, ed è presente nelle comunicazioni e nei rilanci del RN Français de l’Étranger.
– Quale futuro attende l’Unione Europea se le questioni dell’identità nazionale e del controllo delle frontiere non vengono affrontate in modo più deciso dagli Stati membri?
“Se l’Unione europea persiste nel suo rifiuto di affrontare i temi delle frontiere e dell’identità, si condanna all’implosione. I popoli europei rifiutano già in massa un’UE che li dissolve invece di proteggerli.
Tre scenari probabili:
– La disgregazione progressiva: gli Stati ristabiliscono unilateralmente le loro frontiere e sovranità, svuotando l’UE della sua sostanza. Schengen diventa una finzione, le politiche comuni crollano.
– La crisi terminale di legittimità: di fronte all’immigrazione incontrollata e alla perdita d’identità, i cittadini eleggono massicciamente governi sovranisti. L’UE attuale diventa ingovernabile e perde ogni autorità.
– La sostituzione necessaria: l’UE tecnocratica scompare, sostituita da una vera Europa delle nazioni che protegge le frontiere esterne, rispetta le identità nazionali e coopera liberamente sui grandi progetti strategici.
La nostra convinzione è che solo questa terza via possa salvare il progetto europeo. L’alternativa è la fine dell’Europa stessa, frammentata e impotente di fronte alle grandi sfide del secolo.
Vogliamo un’Europa che protegga, non che costringa. Un’Europa utile, non burocratica. Un’Europa dei popoli, non dei commissari.
In materia di sicurezza e frontiere proponiamo di vietare la libera circolazione nello spazio Schengen ai cittadini extraeuropei, trasformare Frontex in una vera forza di protezione delle frontiere esterne e instaurare un controllo rigoroso dei flussi migratori.
Per quanto riguarda la sovranità energetica, bisogna uscire dai meccanismi europei di fissazione dei prezzi dell’elettricità per ritrovare competitività attraverso prezzi decisi a livello nazionale. Occorre porre fine alla dipendenza da decisioni di Bruxelles che penalizzano la nostra industria.
L’ecologia punitiva deve cessare. Bisogna fermare le norme ambientali che rovinano i nostri industriali, proteggere gli agricoltori da regolamentazioni distruttive e privilegiare il pragmatismo ecologico invece dell’ideologia.
Sul piano di bilancio, riporteremo il contributo francese all’Unione europea al livello del 2010, cioè 5 miliardi di euro. La Francia deve smettere di essere la mucca da mungere dell’Europa e reinvestire queste risorse nelle priorità nazionali.
Infine, è necessaria una rifondazione istituzionale: trasformare l’Unione europea in un’Europa delle nazioni e dei progetti, favorire cooperazioni libere e sovrane tra Stati e porre fine al federalismo strisciante e alla tecnocrazia brussellese”.
– Il progetto di “autonomia strategica europea” promosso da Macron è spesso presentato come un’alternativa alla dipendenza dagli Stati Uniti. Per il Rassemblement National è una vera opportunità o solo una retorica per rafforzare Bruxelles?
“L’autonomia strategica di Macron è una falsa soluzione. Il suo discorso sull’autonomia strategica europea è un’impostura: pretende di liberarci dalla tutela americana per sottometterci meglio a Bruxelles. Il vero problema è che, nel quadro della NATO, abbiamo effettivamente lasciato la nostra strategia di difesa nelle mani degli americani. Essere alleati degli Stati Uniti non significa rinunciare all’indipendenza: de Gaulle lo ha dimostrato perfettamente.
Dobbiamo ritrovare questa autonomia decisionale. Ma la soluzione non è Bruxelles. Trasferire la nostra sovranità di difesa a una burocrazia europea sarebbe ancora peggio. Passeremmo da una dipendenza da Washington a una dipendenza da Bruxelles, con in più la diluizione delle nostre capacità in progetti che non arrivano mai a compimento.
La nostra posizione è chiara: la Francia deve restare padrona della propria sicurezza. Ciò significa rafforzare le nostre forze armate nazionali, la dissuasione nucleare e l’industria degli armamenti. Possiamo cooperare con i nostri vicini su progetti concreti, ma mai rinunciare alla sovranità di difesa. L’autonomia strategica è una Francia forte e indipendente, non un esercito europeo fittizio pilotato da Bruxelles”.
– La guerra in Ucraina ha accelerato una ridefinizione delle priorità della politica estera europea. Secondo lei, l’Unione Europea agisce come attore geopolitico autonomo o come semplice proiezione delle scelte atlantiste?
“Non abbiamo né la capacità militare né la volontà politica per essere indipendenti. Mentre la guerra si svolge alle nostre porte, l’Ue si occupa di norme sui tappi delle bottiglie di plastica e di regolamentazioni ambientali. È patetico.
Sull’Ucraina, Bruxelles segue ciecamente Washington senza alcuna riflessione strategica propria. Sanzioni che danneggiano più la nostra economia che quella russa, forniture di armi senza una visione di uscita dalla crisi, totale assenza di una diplomazia europea autonoma. Ne subiamo le conseguenze: inflazione energetica, crisi alimentare, immigrazione ucraina, senza poter decidere nulla.
Il problema di fondo è che l’Europa non ha mai voluto dotarsi di una vera potenza militare né di una diplomazia comune credibile. Preferisce nascondersi dietro la NATO e fare la morale sul clima. Risultato: siamo spettatori della nostra stessa storia, dipendenti dalle decisioni americane. Un’Europa di nazioni sovrane avrebbe potuto avere una propria strategia. L’UE attuale non è che un’appendice geopolitica di Washington”.
– Il Rassemblement National critica l’idea di una politica estera europea sempre più centralizzata. Quali competenze dovrebbero restare esclusivamente di competenza degli Stati nazionali?
“Tutte le funzioni sovrane devono restare rigorosamente nazionali. Non è negoziabile. Tutto ciò che riguarda la sovranità nazionale, cioè difesa, frontiere, giustizia, fiscalità, diplomazia, deve restare nelle mani degli Stati. L’Europa può coordinare progetti concreti, mai imporre decisioni sulle funzioni sovrane”.
– Per quanto riguarda le sanzioni economiche contro la Russia, l’Europa ha pagato un prezzo elevato, in particolare sul piano energetico e industriale. Pensate che la Francia abbia difeso a sufficienza i propri interessi nazionali?
“Le sanzioni contro la Russia rappresentano un fallimento strategico europeo. Il solo fatto che esistano ventidue pacchetti di sanzioni successive dimostra la loro totale inefficacia. Se funzionassero, ne sarebbero bastati uno o due. Questa inflazione di sanzioni prova che non funzionano.
Lo stesso Macron lo ha ammesso di recente, riconoscendo che bisognerebbe “tornare a parlare con Putin”. Questa ammissione tardiva conferma che la rottura del dialogo è stata fin dall’inizio un errore monumentale. Le crisi non si risolvono rifiutando di parlare. La Francia deve difendere i propri interessi nazionali, non seguire automaticamente Washington. Il dialogo diplomatico è sempre preferibile all’escalation cieca”.












