Marocco. Rabat alza la posta: il Polisario come organizzazione terroristica

di Giuseppe Gagliano –

Il Marocco ha deciso di imprimere una svolta alla sua diplomazia sul Sahara Occidentale. Non più soltanto la difesa della propria proposta di autonomia, ma un passo più radicale: spingere per la designazione internazionale del Fronte Polisario come organizzazione terroristica. Una mossa che mescola dimensioni giuridiche, di sicurezza e geopolitiche, trasformando una disputa territoriale in un capitolo della guerra globale al terrorismo.
Questa strategia mira a ridefinire il conflitto: non più questione di frontiera regionale, sostenuta storicamente dall’Algeria, ma problema di sicurezza internazionale.
Il concetto non nasce nel vuoto. Negli Stati Uniti, il deputato repubblicano Joe Wilson ha presentato a giugno un disegno di legge che chiede di classificare il Polisario come gruppo terroristico, con conseguenti sanzioni, congelamento di beni e divieti di viaggio per i suoi membri. L’iniziativa cita anche legami sospetti con l’Iran e Hezbollah, due nemici dichiarati di Washington.
Rabat ha colto l’occasione per trasformare questa proposta in leva diplomatica, chiedendo ai Paesi partner di avviare nei rispettivi parlamenti iniziative simili. L’Osservatorio nazionale per gli studi strategici, vicino al governo, ha esortato gli alleati ad adottare quadri legali che criminalizzino le attività del Polisario e ne soffochino le fonti di sostegno.
Il documento dell’Osservatorio è pesante: attacchi sistematici contro i civili, traffici di armi e droga, reclutamento di bambini e coordinamento con gruppi jihadisti attivi nel Sahel. Un repertorio che, se accolto a livello internazionale, sposterebbe il Polisario dal campo dei movimenti separatisti a quello delle organizzazioni violente transnazionali come l’ISIS o al-Qaeda.
Secondo Mohamed Tayyar, presidente dell’Osservatorio, la classificazione avrebbe implicazioni legali, politiche e diplomatiche di vasta portata: congelamento di beni, incriminazioni penali per chi collabora con il Polisario, divieto di viaggi e raduni, sorveglianza intensificata da parte delle agenzie di intelligence.
Il passo marocchino avrebbe anche una forte valenza simbolica. Sposterebbe la percezione internazionale del Polisario da movimento politico a gruppo terrorista, privandolo del sostegno diplomatico e mediatico che per decenni ha ricevuto dall’Algeria e da altri Paesi.
Rabat, al contrario, rafforzerebbe la propria immagine di partner affidabile nella lotta globale al terrorismo. In un mondo dove la legittimità si misura anche sulla capacità di presentarsi come baluardo contro il jihadismo, il Marocco punta a elevare la propria posizione e a consolidare alleanze con Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Spagna, già sostenitori della sua proposta di autonomia.
Se l’iniziativa dovesse essere accolta, Rabat avrebbe nuovi strumenti legali e diplomatici per colpire il Polisario: confisca di beni, riduzione dei canali di finanziamento, isolamento internazionale. L’Algeria, sponsor storico del movimento, si troverebbe a dover giustificare un sostegno a un gruppo formalmente definito terrorista, con conseguenze reputazionali e diplomatiche non indifferenti.
Si tratterebbe, inoltre, di un cambio di paradigma: dal confronto regionale all’inquadramento nel quadro globale del terrorismo. Ciò permetterebbe al Marocco di mobilitare pressioni e alleanze oltre il contesto nordafricano, inserendo la propria disputa territoriale nella grande agenda della sicurezza internazionale.
L’iniziativa marocchina rappresenta un tentativo di riscrivere la narrativa sul Sahara Occidentale. Il Polisario non più presentato come attore politico, ma come minaccia transnazionale; il Marocco non più soltanto parte in conflitto, ma partner nella lotta al terrorismo globale.
È una scommessa diplomatica ambiziosa che, se avrà seguito, rimodellerà profondamente la percezione internazionale del conflitto e potrà rafforzare la posizione di Rabat. Ma è anche un’escalation narrativa che rischia di irrigidire ulteriormente le posizioni, allontanando la prospettiva di un compromesso politico regionale.