di Daniela Binello –
Giorgio Marrapodi (64 anni), originario di Martone nella Locride e laureatosi in giurisprudenza a Firenze, è il nuovo ambasciatore e rappresentante permanente dell’Italia alle Nazioni Unite. Raccoglie il testimone al palazzo di vetro dell’Onu a Manhattan da Maurizio Massari in un momento attraversato da tensioni globali che mettono alla prova, ogni giorno, la credibilità del multilateralismo.
Con un’esperienza di oltre 35 anni nella diplomazia, Marrapodi torna a New York con la famiglia (la moglie Loriana Fabian e il figlio) dopo avervi già lavorato negli anni Novanta, quando rappresentò l’Italia in diversi organismi dell’Onu, dal Comitato esecutivo Unicef ai lavori sullo sviluppo, fino ai meccanismi legati alle sanzioni del Consiglio di Sicurezza. È una traiettoria di carriera che lo colloca nella categoria dei diplomatici “di macchina”, esperti di dossier complessi e soprattutto di regole del diritto internazionale. Un terreno su cui oggi si gioca molto più di quanto si ammetta nelle dichiarazioni ufficiali.
Marrapodi, prima di questa nuova missione, è stato ambasciatore d’Italia in Turchia. Facendo un bilancio dei suoi quattro anni ad Ankara, ha detto che la Turchia e l’Italia avranno sempre bisogno l’una dell’altra, ricordando che i rapporti tra i due Paesi sono storicamente forti, ma durante la sua missione le relazioni bilaterali si sono ulteriormente intensificate, consolidandosi con due vertici intergovernativi, ad Ankara nel 2022 e a Roma nel 2025, in cui sono stati firmati più di 20 memorandum d’intesa in settori strategici.
L’ambasciatore ha voluto anche sottolineare il ruolo prezioso di Ankara nell’attuale contesto geopolitico, ad esempio nel contesto della facilitazione di possibili contatti diplomatici tra Mosca e Kiev. Nel Mediterraneo, a livello europeo e tra i partner della Nato, c’è la consapevolezza che la Turchia sia un partner molto importante, ha detto Marrapodi, aggiungendo che «la Turchia è anche uno dei Paesi in cui investiamo di più in archeologia, con le università italiane attive sul campo, un fiore all’occhiello della nostra diplomazia culturale».
Quanto al suo nuovo incarico alle Nazioni Unite, Marrapodi lega esplicitamente la proiezione internazionale dell’Italia attorno a un’idea chiara e cioé che solo rafforzando il ruolo delle Nazioni Unite, ispirandosi al multilateralismo efficace, si possono raggiungere pace e sicurezza, sviluppo sostenibile e diritti umani. Con l’impegno italiano guidato dai principi della Carta dell’Onu, l’Italia vuole continuare a contare all’Onu facendo leva sulle regole e non sugli strappi, ha concluso.
In precedenza, Giorgio Marrapodi aveva prestato servizio come ambasciatore in Austria e come Capo del Servizio per gli Affari Giuridici presso il ministero degli Affari Esteri. In tale veste è stato membro del collegio italiano di difesa davanti alla Corte internazionale di giustizia nella causa della Germania contro l’Italia sull’immunità degli Stati, ma Marrapodi è stato anche vice Capo Missione presso l’Ambasciata d’Italia in Spagna e prima di Madrid era stato assegnato alla Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Ue a Bruxelles, come primo Consigliere per la stampa, con funzioni di portavoce.
Appassionato d’arte contemporanea e architettura, parla inglese, francese, spagnolo e rumeno. Ora si spalanca davanti a lui un incarico di fine carriera assai delicato, visto che non sono tempi facili per mantenere alta l’efficacia e l’autorevolezza delle Nazioni Unite.












