Migranti: Lamorgese insiste per la redistribuzione. Un barcone si rovescia al largo della Tunisia

Recuperati i corpi di 23 donne, 10 uomini e 2 bambini.

di Bessem Ben Dhaou

SFAX. Prosegue l’azione del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese per contrastare il traffico di migranti verso le coste italiane, anche perché i rapporti dell’intelligence parlano di almeno 20mila migranti pronti a partire dal Nordafrica una volta dichiarato concluso il lockdown. Sono oltre 6mila i migranti approdati sulle coste italiane in questi giorni, ma ci sono notizie anche di una nuova tragedia del mare: un peschereccio con a bordo 53 migranti, partito da Sfax e con tutta probabilità diretto a Lampedusa, si è rovesciato al largo delle isole di Kerkennah. La Guardia costiera tunisina, coadiuvata da militari della Marina e sommozzatori, ha recuperato al momento 35 corpi, nella fattispecie 23 donne, 10 uomini e 2 bambini provenienti perlopiù dalla Costa d’Avorio. Il portavoce della prefettura di Sfax, Murad al-Turki, ha riferito che “la barca da pesca trasportava 53 persone”, e che “18 corpi sono stati sepolti in un cimitero presso Sfax”. Al-Turki ha aggiunto che “tra i corpi vi era quello di un tunisino, il comandante del peschereccio” e che “è in corso un’indagine per ricostruire chi vi possa essere dietro ai crimini di portare fuori dal paese di nascosto persone e di averne causato la morte”.
Lamorgese in questi giorni è al lavoro per ridefinire con la Tunisia gli accordi per contrastare il traffico dei migranti, ma anche per facilitare i rimpatri degli irregolari, ovviamente dei cittadini tunisini, ma resta dirimente l’annosa questione del superamento della Convenzione di Dublino sottoscritta e confermata sia dai governi Berlusconi 2 (2003) che Letta (2013).
La Convenzione prevede sostanzialmente che nel momento in cui un migrante approda sul suolo di un paese Ue e ne richieda asilo o ne siano rilevate le impronte digitali (praticamente tutti), sia preso in carico dal paese stesso. Una batosta per un paese, come l’Italia, che nel quadriennio 2014 – 2017 ha visto arrivare via mare 623mila persone, con il picco del 2016 di 181.436.
Ad essere contrari ad una revisione della Convenzione di Dublino sono innanzitutto i paesi “sovranisti” dell’Europa orientale, cioè i “Visegrad” (Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia), a cui si aggiunge l’Estonia. Paesi da cui, si badi, in altri tempi arrivarono i rifugiati politici prontamente redistribuiti, come nel caso dell’Ungheria. Dal paese che oggi è guidato dal “sovranista” Viktor Orban nel 1956 fuggirono 200mila ungheresi, perlopiù diretti in occidente.
Specialmente i paesi dell’Ue bagnati dal Mediterraneo, ma la cosa va bene anche alla Germania, la Convezione va quindi rivista, ed a Bruxelles è arrivata una lettera sottoscritta da paesi di approdo dei migranti Cipro, Grecia, Italia, Malta e Spagna per chiedere l’automatismo della redistribuzione dei richiedenti asilo.
Per Lamorgese si tratta di “un passo importante, sia per il riconoscimento della specificità delle frontiere marittime esterne dell’Unione” stessa, sia perché la proposta contiene “l’obbligatorietà tra tutti gli Stati membri di gestire i migranti che sbarcano a seguito di operazioni Sar”. L’iniziativa prevede inoltre “l’adozione di un sistema comune europeo per i rimpatri; l’individuazione di linee guida per l’attività di ricerca e soccorso in mare da parte delle imbarcazioni private; il superamento del criterio della responsabilità del Paese di primo ingresso stabilito dal regolamento di Dublino; l’introduzione di un meccanismo obbligatorio ed automatico per la ridistribuzione pro quota delle richieste di asilo; l’adozione di un sistema di asilo che tuteli i diritti ma che consenta, allo stesso tempo, di prevenire gli abusi; la previsione a carico del Paese di primo ingresso soltanto delle procedure di pre-screening per i necessari accertamenti sanitari e di sicurezza; il rafforzamento delle politiche di collaborazione con i Paesi Terzi, in particolare con quelli del Nord Africa e del Medio Oriente”. La lettera riporta anche che “a carico del Paese di primo ingresso devono rimanere le sole procedure di pre-screening che garantiscano i necessari accertamenti sanitari e di sicurezza”.
Per i palazzi di Bruxelles gira ancora l’idea che fu del precedente capo della Commissione europea di rendere obbligatoria la redistribuzione dei richiedenti asilo in base a quote, ma con una compensazione di 250mila euro per ogni migrante rifiutato sulla base di quanto ripartito.
La lettera inviata all’Ue non rappresenta quindi nulla di nuovo, ma è pacifico che la Convenzione di Dublino non funziona, e che in ballo c’è il concetto stesso di solidarietà europea e di condivisione delle problematiche comuni.

Luciana Lamorgese.