Moldavia. La Russia accusa la Nato di creare un nuovo avamposto militare

di Giuseppe Gagliano

Il Servizio di Intelligence Estero russo (SVR) ha accusato la NATO di trasformare gradualmente la Moldavia in un avamposto militare sul fianco orientale dell’Alleanza, cosa che rappresenta un nuovo segnale della crescente tensione tra Mosca e l’occidente. Secondo l’SVR la modernizzazione di infrastrutture strategiche moldave, dagli aeroporti alle ferrovie, sarebbe funzionale a un rapido dispiegamento di truppe verso i confini russi. Una narrazione che, nella visione del Cremlino, alimenta lo spettro di una nuova “Ucraina” alle porte della Russia.
L’accusa rivolta al governo della presidente Maia Sandu di essere complice di un’agenda occidentale e di spingere il Paese verso l’integrazione euro-atlantica è la sintesi di anni di frizioni geopolitiche. Il piccolo Stato ex sovietico, storicamente neutrale, si trova stretto tra la pressione europea e l’attrazione gravitazionale della Russia. La prospettiva di un allineamento con la Romania e la possibile rinuncia allo status neutrale sono percepite da Mosca come una minaccia diretta alla sua profondità strategica.
Dal punto di vista militare la presenza russa in Transnistria rappresenta un potenziale detonatore. Secondo rapporti ucraini, Mosca starebbe valutando l’espansione del contingente militare da 1.500 a 10.000 uomini, trasformando la regione separatista in una piattaforma per operazioni ibride contro la Moldavia e persino contro l’Ucraina e l’UE.
La Moldavia è ormai un tassello critico nello scontro sistemico tra Russia e NATO. Se Mosca dovesse percepire l’avanzamento dell’Alleanza come un punto di non ritorno, non è escluso che possa adottare una strategia aggressiva simile a quella impiegata in Ucraina.