di Riccardo Renzi –
Daniele Capezzone, con il suo nuovo libro Trumpisti o muskisti, comunque “fascisti”. Sinistra a caccia di nemici (Piemme), firma una delle analisi più lucide e coraggiose della stagione politica e culturale che stiamo attraversando. È un testo che, per chiarezza di impianto e rigore argomentativo, rappresenta un punto di riferimento imprescindibile per chiunque voglia capire cosa sia diventato oggi il discorso pubblico: una caccia all’eretico, mascherata da impegno antifascista.
Capezzone, che conosce bene i meccanismi del giornalismo e della politica – avendo calcato entrambi i terreni con spirito liberale e anticonformista – ci offre un saggio che non è né apologetico né cieco nell’ammirazione per i suoi protagonisti: Trump, Musk, Milei e Netanyahu. Lo dice chiaro fin dalle prime pagine: non è un libro pro questi leader, quanto un libro contro l’ossessione patologica della sinistra progressista per chiunque non si allinei ai suoi dogmi. Un’opera dichiaratamente “anti-anti”. Capezzone non risparmia critiche a Trump, riconoscendone limiti comunicativi eccessivamente rissosi; a Musk, genio irregolare e provocatore talvolta spiazzante; a Milei, che cavalca l’iperbole come strumento politico; e a Netanyahu, figura divisiva in Israele e nel mondo. Ma il punto non è l’adesione incondizionata. Il punto è che per la sinistra – quella del politicamente corretto, dell’inclusività a corrente alternata e della tolleranza selettiva – basta non essere allineati per meritarsi l’infamante etichetta di “fascista”. Il libro si colloca perfettamente nel solco del pensiero liberale classico, quello che rifiuta le semplificazioni, le demonizzazioni, i linciaggi morali. Ed è proprio questa la forza di Capezzone: non contrapporre una tifoseria all’altra, ma smascherare il meccanismo con cui la sinistra – in Italia come negli Stati Uniti – ha sostituito il confronto delle idee con il discredito sistematico.
Il tragico omicidio di Charlie Kirk, avvenuto pochi giorni dopo l’uscita del libro, rende le tesi di Capezzone ancor più drammaticamente attuali. Kirk, giovane attivista trumpiano, è stato ucciso durante un incontro universitario. Una morte che non può essere letta come un incidente isolato, ma come la conseguenza ultima di un clima d’odio costruito con pazienza e determinazione da una macchina ideologica che individua il bersaglio, lo disumanizza e poi lo espone al pubblico ludibrio – quando non alla violenza fisica. Capezzone denuncia, con dati e fonti, come negli Stati Uniti il 55% degli elettori di sinistra consideri “giustificabile” l’assassinio di Donald Trump, e il 48% quello di Elon Musk. Non opinioni marginali, ma numeri da guerra civile culturale. È un segnale agghiacciante, che impone una riflessione seria: quando il nemico diventa un “mostro”, ogni tabù può cadere. Ed è proprio questo che il libro denuncia: la perdita del confine morale tra dissenso e demonizzazione. Ma Trumpisti o muskisti è anche – e forse soprattutto – una riflessione sulla crisi dell’epica politica. Quella dimensione del racconto, del mito, della tensione ideale che la sinistra ha abbandonato in nome del burocratismo tecnocratico, mentre la destra, pur tra mille contraddizioni, ha saputo intercettare il bisogno di identità, di passione, di visione. Trump e Musk, ognuno a modo proprio, affascinano perché incarnano una narrazione potente. Così come Milei e Netanyahu, seppur con registri diversi, evocano forza, rottura, coraggio. Non è necessario condividerne ogni parola o ogni politica: è necessario capirne il magnetismo. Il libro di Capezzone è anche un invito alla destra: a non cedere all’emotività, a non farsi trascinare nel gioco delle etichette, ma a costruire una proposta politica e culturale capace di competere sul piano alto del senso. È un monito a selezionare con attenzione i propri riferimenti, ma senza vergognarsi della propria posizione. E soprattutto: senza arretrare di fronte al ricatto morale di chi, non avendo più nulla da dire, sa solo gridare “fascista!”.
La presentazione del volume, tenutasi nei giorni scorsi a Roma, ha messo in scena proprio questo scontro tra due visioni del mondo. David Parenzo, pur venendo da tutt’altra tradizione, ha riconosciuto l’intelligenza dell’opera, definendola “una sfida anche per la destra”. Perché Trumpisti o muskisti non è un pamphlet ideologico, ma un libro che spinge al pensiero critico, che provoca, che obbliga a prendere posizione. Il volume è scritto con lo stile che è ormai il marchio di fabbrica di Capezzone: brillante, documentato, ironico quando serve, ma sempre serrato nell’argomentazione. È un libro che si legge d’un fiato, ma che lascia sedimentare domande profonde. Perché, come scrive l’autore, “chi vorrà battere Trump, Musk, Milei o Netanyahu, dovrà essere all’altezza del loro racconto”. Ed è qui che la sinistra fallisce: nel non saper costruire un’alternativa credibile, preferendo la scorciatoia dell’insulto e della censura. In definitiva, Trumpisti o muskisti è molto più di un saggio politico. È un manifesto liberale in difesa della libertà di pensiero, un atto d’accusa contro l’imbarbarimento del dibattito pubblico, un richiamo a destra e a sinistra a tornare alla politica delle idee. È un libro che ha il coraggio di dire quello che molti pensano e pochi osano scrivere. E proprio per questo, andrebbe letto da tutti: anche e soprattutto da chi non la pensa come Capezzone. Perché se c’è un tratto che distingue davvero i democratici dai fanatici, è la capacità di ascoltare l’altro. Ma la sinistra odierna, purtroppo, ha smesso da tempo di ascoltare. E Capezzone, con questo libro, glielo ricorda con forza.
Il volume è disponibile in libreria e su Amazon.
















