di Giuseppe Gagliano –
Il vertice Nato di Ankara evidenzia le profonde trasformazioni dell’Alleanza atlantica, sempre meno caratterizzata da una strategia condivisa e sempre più attraversata da divergenze politiche, economiche e militari. Pur senza mettere in discussione il Trattato di Washington, il summit mostra un’organizzazione nella quale gli interessi nazionali dei membri appaiono sempre più difficili da conciliare.
Gli Stati Uniti continuano a chiedere agli alleati un aumento delle spese per la difesa, maggiori acquisti di armamenti statunitensi e un sostegno costante all’Ucraina, mentre riducono progressivamente il proprio impegno diretto in Europa. Una strategia che, secondo numerosi osservatori, rischia di trasformare il tradizionale rapporto di protezione atlantica in un sistema fondato su obblighi economici e militari sempre più sbilanciati.
In questo contesto assume rilievo anche il ruolo dell’Italia, che continua a rappresentare una piattaforma strategica per le operazioni statunitensi nel Mediterraneo e nel Medio Oriente. La distinzione tra attività logistiche e operative viene considerata sempre più sottile, poiché infrastrutture, aeroporti e basi costituiscono elementi essenziali della capacità militare americana e riaprono il dibattito sul grado di autonomia decisionale di Roma nelle crisi internazionali.
Anche il riarmo europeo pone interrogativi di natura economica. L’aumento degli investimenti nella difesa rischia infatti di rafforzare soprattutto l’industria bellica statunitense, mentre molti Paesi europei, Italia compresa, devono confrontarsi con bilanci pubblici limitati e con la necessità di finanziare contemporaneamente sanità, istruzione, infrastrutture ed energia.
Sul fronte ucraino permane la contraddizione tra il progressivo disimpegno americano e la crescente responsabilità assunta dagli Stati europei nel sostegno politico, finanziario e logistico a Kiev. Una situazione che alimenta il rischio di una guerra di lunga durata e di possibili escalation, soprattutto in seguito agli attacchi contro il territorio russo.
Il Mediterraneo emerge inoltre come uno dei principali teatri di competizione strategica. Le divergenze tra Turchia, Grecia, Francia e Israele, insieme alle tensioni in Libia, nel Levante e nel Mediterraneo orientale, dimostrano come all’interno della stessa Alleanza convivano interessi spesso divergenti, con ricadute dirette sulla sicurezza italiana.
Anche la crisi con l’Iran ha evidenziato la crescente vulnerabilità delle grandi basi militari permanenti, sempre più esposte all’evoluzione dei sistemi missilistici e dei droni. Parallelamente Teheran continua a promuovere un assetto della sicurezza regionale che riduca la presenza delle potenze esterne nel Golfo.
Il vertice di Ankara conferma così l’evoluzione della Nato verso un modello nel quale gli obblighi tra alleati risultano sempre più asimmetrici. L’Alleanza resta un pilastro della sicurezza occidentale, ma appare oggi caratterizzata da priorità differenti tra gli Stati membri e da una crescente difficoltà nel mantenere una visione strategica realmente condivisa.












