Nato. L’alleanza più forte di sempre secondo Obama

di Manuel Giannantonio – 

Barack Obama generalmente concede poche interviste ai giornali stranieri e privilegia le televisioni. Prima di atterrare nei Paesi Bassi, lunedì 24 marzo, per il terzo summit sulla sicurezza nucleare e per una riunione del G7 sull’Ucraina, il presidente americano ha scelto di esprimersi attraverso il quotidiano Volkskrant.
In questa intervista Obama riafferma il sostegno degli Stati Uniti alla Nato che “resta l’alleanza più forte ed efficace della storia dell’umanità”, e ricorda che l’articolo 5 del Trattato dell’Atlantico del nord comporta “un obbligo solenne di difendersi l’uno con l’altro”. “Nessuno dovrebbe interrogarsi sull’attaccamento degli Stati Uniti alla sicurezza dell’Europa, non dimenticheremo mai la difesa collettiva”.
Il presidente americano intende fare di questa riaffermazione delle alleanze il messaggio centrale del suo viaggio in Europa (che passa, dal 25 al 28 marzo all’Aia, Bruxelles e Roma, dove ha espressamente richiesto di visitare il Colosseo), e poi la sua visita in Arabia Saudita dove le relazioni bilaterali sono nettamente soggette alle esitazioni americane in Siria.
Il 44° presidente americano si augura inoltre che gli europei cessino di pensare che l’attenzione verso l’Asia, pilastro della sua politica estera, si effettui a svantaggio del vecchio continente. “Durante la guerra fredda, l’Europa era la fonte di numerose sfide per la sicurezza mondiale. Ora, la nostra alleanza è il fondamento della sicurezza globale – assicura Obama – . Ecco perché, il fatto che gli Stati Uniti giochino un ruolo importante e allargato in Asia non comporta nessuna disattenzione del nostro impegno in Europa. La relazione con i nostri alleati e partner europei è la pietra angolare del nostro impegno internazionale, com’è visibile dalla nostra missione comune in Afghanistan e dai nostri sforzi diplomatici con l’Iran e la Siria”.
Obama aggiunge che la sicurezza collettiva necessita di una condivisione di idee e di sforzi. “Come abbiamo sostenuto il nostro impegno, vorremmo vedere altrettanti paesi europei mantenere il loro impegno in termini di spese militari”.
Alla partenza, in uno dei suoi viaggi di primavera che coincide con il spring break degli studenti americani, Michelle e le figlie non accompagnano il Presidente ma sono in visita in Cina.
Il programma del presidente non appare semplice: summit sulla sicurezza nucleare, l’iniziativa faro della sua presidenza dal discorso del 2009 a Praga in cui parlò di un mondo senza armi atomiche. E una visita al Vaticano, importante per la Casa Bianca “perché non si tratterà di politica estera” secondo Jeremy Shapiro, ricercatore alla Brookings Institution. Con il papa sarà questione di lotta contro la povertà e le disuguaglianze, priorità di un presidente che ottiene oggi, il 43% di opinioni favorevoli.
I responsabili dell’Unione non nascondono la loro soddisfazione nell’essere riusciti ad attirare Obama a Bruxelles. Il Presidente americano, che rifiutò di partecipare a un summit nella capitale spagnola a Madrid nel maggio del 2010, ha infine accettato di visitare la capitale europea per la prima volta da quando occupa la Casa Bianca. A due mesi dalle elezioni europee, ha previsto di tenere un grande discorso a Bruxelles, il cui messaggio implicito sarebbe “l’Europa è cool”.
L’Ucraina però ha cambiato i suoi programmi. Il discorso ci sarà ma sarà meno concentrato sul libero scambio piuttosto che sulla minaccia di smantellamento dell’ordine nazionale ereditato dalla Seconda Guerra mondiale e del quale gli Stati Uniti si fanno garanti. Obama ricorderà i diritti delle nazioni sovrane a prendere le loro decisioni e vedere la loto integrità territoriale rispettata, come dichiarato da Ben Rhodes, il consigliere in comunicazioni internazionali del Presidente. Il tutto, lasciando comunque la porta aperta a un compromesso per l’Ucraina. “Gli Ucraini non devono scegliere tra Est e Ovest ma devono avere buone relazioni con gli Stati Uniti, la Russia e l’Europa”.
Ieri sera Obama ha convocato una riunione del G7 per discutere delle sanzioni nei confronti della Russia. Gli Americani gradirebbero più fermezza ed unità nelle sanzioni occidentali contro la Russia.
Barack Obama,dovrà giocare il ruolo di mediatore tra tedeschi, britannici e Francesi. Le sanzioni americane non sono efficaci se non sono seguite dagli Europei. I britannici dovrebbero prendere sanzioni finanziarie, i francesi nel dominio delle armi e i tedeschi sanzioni nel settore energetico.
Per alleggerire la pressione sugli Europei, nel caso in cui Putin cercherebbe di utilizzare come arma il gas, Obama ha autorizzato la messa sul mercato di un terzo delle riserve strategiche di petrolio degli Stati Uniti. Gli Europei si augurano che Washington autorizzi l’esportazione automatico di gas naturale verso l’Europa, come il caso dei paesi che hanno firmato un accordo di libero scambio con gli States.