Netanyahu in Italia? Il mandato d’arresto sparisce

di Giuseppe Gagliano

L’Italia si prepara a giocare un ruolo da protagonista nei Territori palestinesi, dice il ministro degli Esteri Antonio Tajani, parlando di “una possibile presenza militare” in un futuro assetto post-bellico deciso dalle Nazioni Unite. Certo, tutto dipende dalla tregua, ammesso che regga, e dalla buona volontà di Israele, ammesso che esista. Ma intanto l’Italia si esercita nel suo sport preferito: svendere la propria credibilità internazionale per ingraziarsi chi conta.
Il primo atto è stato il ricevimento a Roma del ministro degli Esteri israeliano, Gideon Saar, al quale Tajani, il ministro della Giustizia Carlo Nordio e l’immancabile Matteo Salvini hanno garantito che Benjamin Netanyahu, se deciderà di visitare l’Italia, non rischierà certo di essere arrestato. Poco importa che sulla testa del premier israeliano penda un mandato della Corte Penale Internazionale (CPI) per crimini di guerra e crimini contro l’umanità a Gaza. E poco importa che l’Italia sia uno dei Paesi firmatari dello Statuto di Roma, che ha istituito la Corte stessa. Le “immunità” vanno rispettate, ha spiegato Tajani, con un candore che trasforma la legge in una barzelletta.
Ma non è solo Tajani a ridere. La posizione italiana è figlia di un accordo raggiunto a novembre al G7 di Fiuggi, presieduto dall’Italia e ispirato dalla Francia di Macron, con l’intento di mantenere Israele al tavolo delle trattative per Gaza. L’accordo però non è altro che la replica di una vecchia prassi americana: ignorare le giurisdizioni internazionali quando non fa comodo. E così anche l’Italia si allinea a Usa, Russia e Israele, Stati che non hanno mai ratificato lo Statuto della Corte, facendo finta di dimenticare di averlo invece firmato e ratificato.
Ma non finisce qui. Perché mentre Tajani garantisce immunità a Netanyahu, il governo italiano non fa nulla per nascondere il doppio standard. Il mandato d’arresto vale solo per le prime tre cariche di uno Stato, spiega qualche fonte governativa. Tradotto: Netanyahu è intoccabile finché resta premier, ma Gallant, il suo ex ministro della Difesa, coimputato negli stessi crimini, potrebbe benissimo essere arrestato. E Putin? Lui pure avrebbe le spalle coperte se decidesse di visitare Roma, sempre che qualcuno lo inviti.
A chi giova tutto questo? Non certo all’Italia, che svende il rispetto della giustizia internazionale per un posto al tavolo delle ricostruzioni in Palestina, sempre che Israele decida che sia il momento giusto. L’Unione Europea intanto si spacca: Francia, Germania e Polonia seguono la linea dell’immunità, mentre Paesi come Spagna, Irlanda e Paesi Bassi sono pronti a eseguire il mandato della Corte. Noi, ovviamente, stiamo con chi chiude un occhio.
E così, mentre il nostro governo si affanna a garantire a Netanyahu che in Italia sarà il benvenuto, Gaza continua a essere un cumulo di macerie. E il messaggio che l’Italia manda al mondo è chiaro: la legge vale solo per i deboli, mentre i potenti possono dormire sonni tranquilli. Basta una stretta di mano, un sorriso, e le immunità faranno il resto.