di Giuseppe De Santis –
Nei giorni scorsi la giunta militare del Niger ha deciso di nazionalizzare l’unica miniera d’oro del paese giustificando questa decisione col fatto che la società australiana che la gestiva non aveva rispettato l’impegno di investire i 10 milioni di dollari, con conseguenti ritardi nei pagamenti di salari e delle tasse, nonché un rallentamento della produzione.
La miniera era stata presa in gestione dalla società australiana McKinel Resourses Limited nel 2019, e nel 2023 aveva prodotto 177 chilogrammi d’oro. La decisione della giunta militare di portare la miniera sotto il controllo dello Stato non rappresenta un caso isolato; lo scorso giugno il governo del Niger ha sottratto alla società francese Orano il controllo delle miniere di uranio del paese e altri paesi africani hanno preso decisioni simili.
A tale proposito sono degni di nota le decisioni di Mali, Burkina Faso e Guinea di rivedere le concessioni minerarie al fine di ottenere migliori condizioni e maggiori entrate per l’erario, anche se a differenza del Niger non hanno posto il controllo delle miniere sotto lo Stato.












