Niger. Tornano gli attacchi jihadisti

di Giuseppe Gagliano

La provincia di Tillabéri, nel Niger occidentale, è tornata a essere teatro di violenze jihadiste. Human Rights Watch ha documentato cinque attacchi condotti da affiliati allo Stato Islamico nel Sahel (ISSP) da marzo a oggi, con un bilancio di oltre 127 civili uccisi. Testimoni oculari hanno identificato i militanti per l’equipaggiamento e le minacce lanciate prima delle stragi. L’esercito nigerino, accusano i residenti, è rimasto inattivo nonostante gli allarmi preventivi, alimentando la percezione di abbandono delle popolazioni rurali.
Il colpo di Stato del 26 luglio 2023 aveva trovato legittimazione proprio nella promessa di riportare sicurezza nel Paese. Tuttavia, i dati mostrano che prima della caduta del governo la situazione stava lentamente migliorando, grazie alla cooperazione con le forze francesi e statunitensi. Il progressivo ritiro occidentale, e la scelta del Niger di rompere con Parigi e con la CEDEAO, ha lasciato scoperto il fronte settentrionale, offrendo all’ISSP un’occasione per riorganizzarsi.
Il Global Terrorism Index 2025 conferma che il Sahel è l’epicentro del terrorismo globale: nel 2024 il 51% dei decessi legati ad attacchi terroristici è avvenuto in questa regione. Il dato, in crescita rispetto al 2023, indica un’espansione del jihadismo verso la fascia costiera dell’Africa occidentale. Il Togo ha vissuto il suo anno peggiore dall’inizio delle rilevazioni, segnale che la minaccia si sta spostando oltre i tradizionali hot spot di Mali, Burkina Faso e Niger.
La lotta per il controllo delle risorse naturali, in particolare l’oro e l’uranio, è un fattore che alimenta il conflitto. Il Niger, settimo produttore mondiale di uranio, è divenuto un nodo strategico per le grandi potenze: la rottura con l’Occidente e il riavvicinamento a Russia e Cina hanno riposizionato il Paese nello scacchiere geopolitico. Questo spostamento di alleanze offre sostegno politico alla giunta, ma rischia di ridurre il supporto militare diretto necessario a proteggere le comunità più esposte.
Gli attacchi dimostrano che l’ISSP mantiene capacità logistiche e operative notevoli, in grado di colpire con coordinamento e letalità. La debolezza delle forze di sicurezza locali apre la strada a un’espansione del jihadismo e a una possibile competizione tra ISSP e al-Qaeda per il controllo del territorio, con conseguente aumento della violenza. Senza una strategia integrata che unisca azione militare, governance locale e cooperazione internazionale, la regione rischia di sprofondare in un conflitto prolungato.
Il ritiro occidentale non è stato compensato da un’adeguata presenza alternativa. Le promesse di supporto da parte di Mosca e Pechino restano in gran parte diplomatiche, mentre la minaccia terroristica è concreta e quotidiana. La fragilità istituzionale dei Paesi del Sahel, sommata alle rivalità tribali e alla crisi alimentare, crea un terreno fertile per il reclutamento jihadista.
La sfida per il Niger è duplice: ripristinare la capacità dello Stato di proteggere i propri cittadini e negoziare un equilibrio geopolitico che non lasci il Paese isolato. Il rischio, altrimenti, è che Tillabéri diventi il simbolo di un Sahel in mano ai gruppi armati, con effetti destabilizzanti per l’intera Africa occidentale e per gli interessi globali legati alle risorse strategiche della regione.