di Giuseppe Gagliano –
Almeno 44 persone sono state uccise in due distinti attacchi avvenuti negli Stati di Benue e Kaduna, confermando il progressivo deterioramento della sicurezza in Nigeria. Le autorità hanno avviato indagini e rafforzato la presenza delle forze di polizia, ma gli episodi evidenziano ancora una volta le difficoltà dello Stato nel garantire il controllo del territorio e la protezione delle comunità locali.
Dietro le violenze nel Benue non vi sono soltanto le tensioni tra agricoltori e pastori fulani. La competizione per il controllo di terra, acqua, pascoli e rotte commerciali, aggravata dalla crescita demografica e dalla scarsità delle risorse, rappresenta il principale motore del conflitto. La componente religiosa contribuisce ad alimentare le divisioni, ma resta un elemento secondario rispetto alle cause economiche.
Nel nord-ovest del Paese si è nel frattempo consolidato un sistema criminale basato su sequestri, estorsioni e saccheggi. Le bande armate controllano vaste aree rurali, impongono tributi alle comunità e finanziano le proprie attività attraverso i riscatti pagati dalle famiglie delle vittime, trasformando la violenza in una vera economia parallela.
L’insicurezza sta colpendo anche il settore agricolo, con l’abbandono delle campagne, la riduzione della produzione alimentare, l’aumento dei prezzi e maggiori difficoltà per gli investimenti. Le imprese sono costrette a sostenere costi aggiuntivi per la sicurezza, mentre lo Stato destina una quota crescente delle proprie risorse alle operazioni militari.
La Nigeria deve inoltre affrontare minacce su più fronti. Nel nord-est continuano a operare Boko Haram e lo Stato Islamico della Provincia dell’Africa Occidentale, nel nord-ovest agiscono le bande criminali, nella fascia centrale proseguono gli scontri tra agricoltori e pastori, nel sud-est sono attivi i movimenti separatisti del Biafra e nel Golfo di Guinea permane il rischio della pirateria.
Questa frammentazione costringe le forze di sicurezza a disperdere uomini e mezzi su un territorio vastissimo, limitando l’efficacia delle operazioni. Secondo numerosi analisti, oltre alla risposta militare sarà necessario rafforzare l’intelligence locale, il controllo delle frontiere, il coordinamento tra esercito e polizia e la presenza delle istituzioni civili nelle aree più vulnerabili.
L’instabilità nigeriana rappresenta infine una minaccia per l’intera Africa occidentale. La permeabilità delle frontiere favorisce la diffusione di armi, combattenti e traffici illeciti verso il Sahel, mentre Stati Uniti, Paesi europei, Cina e Stati del Golfo continuano a considerare la Nigeria un partner strategico per le sue risorse energetiche, le infrastrutture e il peso economico regionale. La capacità di Abuja di ricostruire l’autorità dello Stato sarà determinante non solo per la sicurezza nazionale, ma anche per gli equilibri geopolitici dell’intera regione.












