di Giuseppe De Santis –
Quando la raffineria da 20 miliardi di dollari, costruita dal miliardario Aliko Dangote, ha iniziato ad essere operativa in molti speravano che questo progetto avrebbe avuto un impatto positivo sull’economia nigeriana attraverso la produzione in loco tutti dei carburanti, senza dover ricorrere a costose importazioni.
Non tutto è andato fin da subito liscio, ma gradualmente l’impianto è arrivato a produrre quantitativi sufficienti di carburanti per coprire il mercato interno e addirittura avviare le esportazioni, con conseguenze positive sull’economia dell’intero paese.
Un rapporto redatto dalla African Export-Import Bank prevede per il 2025 una crescita del Pil del 3,6%, in aumento rispetto al 3% del 2024; per il periodo che va dal 2026 al 2029 la crescita media annua è prevista per il 4%.
I motivi di questa crescita stanno nel fatto che grazie a questa raffineria la Nigeria non dovrà usare le scarse riserve di valuta pregiata per importare carburante; questo porterà a un rafforzamento della Naira, la valuta nigeriana, e a un calo dell’inflazione che porterà all’aumento del il potere di acquisto delle famiglie.
La posizione geografica della Nigeria, ma soprattutto le riforme, stanno attirando investimenti dall’estero.












