Nigeria. Nuovi attacchi jihadisti nel nord-est: almeno 15 morti tra soldati e civili

di Giuseppe Gagliano –

Il jihadismo torna a colpire con forza nel nord-est della Nigeria. Tra l’8 e il 9 marzo miliziani di Boko Haram e dello Stato Islamico della Provincia dell’Africa Occidentale hanno lanciato una serie di attacchi coordinati negli Stati di Borno e Yobe, causando la morte di almeno dodici soldati e tre civili e incendiando centinaia di abitazioni. Le operazioni, condotte quasi simultaneamente in più località, confermano la persistente capacità operativa dei gruppi armati nonostante anni di offensive militari governative.
Il primo assalto è avvenuto nel distretto di Kukawa, nello Stato di Borno, dove un gruppo di combattenti ha attaccato prima dell’alba un accampamento militare. Lo scontro con le truppe nigeriane è durato circa tre ore. I soldati sono riusciti a riprendere il controllo della base, ma tra i caduti figurano il comandante della postazione e diversi militari.
Poco dopo i miliziani hanno colpito anche la vicina località di Dalwa, uccidendo due soldati e tre civili e incendiando oltre duecentocinquanta abitazioni. Un ulteriore attacco ha preso di mira la base militare di Goniri, nello Stato di Yobe, dove gli insorti hanno distrutto veicoli e infrastrutture militari dopo aver ucciso quattro soldati. La simultaneità dei raid evidenzia il ritorno di tattiche di guerriglia coordinate, pensate per mettere sotto pressione le forze governative su più fronti.
Gli ultimi attacchi confermano la resilienza delle insurrezioni jihadiste nella regione del lago Ciad. Boko Haram e ISWAP continuano a sfruttare la vastità del territorio, la porosità dei confini e la debole presenza statale nelle aree rurali del nord-est. Il terreno arido e frammentato offre numerosi rifugi naturali, mentre la vicinanza con Niger, Camerun e Ciad consente ai combattenti di attraversare frontiere difficili da controllare, ritirarsi rapidamente dopo le operazioni e riorganizzarsi oltre confine.
Nonostante le frequenti operazioni militari, l’esercito nigeriano fatica quindi a eliminare definitivamente la minaccia. Dopo gli ultimi attacchi sono state avviate nuove operazioni di rastrellamento per individuare militanti feriti o dispersi nei villaggi circostanti, ma campagne di questo tipo in passato hanno prodotto risultati limitati.
Il conflitto jihadista nel nord-est della Nigeria dura dal 2009. In oltre quindici anni di violenze il bilancio supera i quarantamila morti e circa due milioni di sfollati. Intere comunità sono state distrutte o abbandonate e l’economia rurale della regione è stata gravemente destabilizzata.
Nel tempo il movimento jihadista si è frammentato in diverse fazioni. Boko Haram, nato come gruppo insurrezionale locale, si è progressivamente diviso, mentre l’ISWAP, affiliato allo Stato Islamico, è diventato una delle organizzazioni più strutturate e militarmente efficaci dell’area. La competizione tra le varie fazioni contribuisce spesso a intensificare la violenza, con attacchi spettacolari utilizzati anche per dimostrare forza ai rivali e rafforzare il reclutamento.
Un elemento relativamente nuovo è il rafforzamento della cooperazione tra Nigeria e Stati Uniti. Circa cento militari americani sono stati recentemente dispiegati nel Paese per fornire addestramento, supporto tecnico e condivisione di intelligence alle forze impegnate contro le milizie jihadiste.
La presenza statunitense segnala una normalizzazione dei rapporti tra Washington e Abuja dopo le tensioni degli anni passati, quando l’amministrazione Trump aveva accusato il governo nigeriano di non proteggere adeguatamente le comunità cristiane. Le autorità nigeriane hanno sempre respinto questa interpretazione, sottolineando che molte delle vittime degli attacchi jihadisti appartengono alle comunità musulmane del Nord.
Il sostegno americano comprende anche operazioni mirate contro le reti jihadiste. Alla fine del 2025 gli Stati Uniti avevano già condotto attacchi aerei nel Nord-Ovest della Nigeria, segnalando un rinnovato interesse strategico per la stabilità della regione.
La crisi del nord-est nigeriano si inserisce inoltre in un contesto saheliano più ampio. Negli ultimi anni il jihadismo si è esteso lungo un arco che dal lago Ciad attraversa Niger e Burkina Faso fino al Mali, favorito dalla fragilità degli Stati e dalla successione di colpi di Stato militari.
Particolarmente sensibile è oggi la frontiera tra Niger, Benin e Nigeria. Diverse analisi indicano un aumento dell’attività militante lungo questa linea di confine, segnale possibile sia di una crescente competizione tra fazioni sia della preparazione di nuove offensive.
Nonostante resti la principale potenza demografica ed economica dell’Africa occidentale, la Nigeria continua quindi a confrontarsi con una persistente instabilità nel nord-est. Gli attacchi degli ultimi giorni dimostrano che Boko Haram e ISWAP mantengono la capacità di colpire simultaneamente più obiettivi e di mettere sotto pressione le forze governative, lasciando aperta una delle crisi di sicurezza più lunghe e complesse del continente africano.