Nuova Caledonia. Firmato un accordo storico con la Francia

di Alessio Cuel

Nelle prime ore di oggi il primo ministro francese François Bayrou ha annunciato il raggiungimento di un accordo storico sul futuro della Nuova Caledonia, territorio francese d’oltremare situato nel Pacifico meridionale, a circa 1.500 chilometri a est dell’Australia. Bayrou ha espresso soddisfazione con un messaggio pubblicato su X, definendo questo evento una tappa fondamentale per l’integrazione della Nuova Caledonia all’interno della Repubblica francese. Ha inoltre ringraziato Manuel Valls, ministro per i Territori d’Oltremare, per il ruolo decisivo nelle trattative.
L’intesa è stata raggiunta dopo dieci giorni di negoziati a Bougival, vicino a Parigi, alla presenza di rappresentanti del governo centrale e delle principali forze politiche caledoniane. Il testo prevede l’introduzione nella Costituzione francese di uno statuto speciale per la Nuova Caledonia, definita come uno Stato integrato all’interno della Repubblica, la creazione della cittadinanza caledoniana in aggiunta a quella francese e una riforma del corpo elettorale per le elezioni provinciali.
Quest’ultima prevede un percorso graduale per estendere il diritto di voto ai residenti, basato su due soglie di residenza: almeno dieci o quindici anni, a seconda delle categorie coinvolte. Questo processo si concluderà nel 2031. L’accordo sarà presentato al Parlamento francese in seduta congiunta nei prossimi mesi e, una volta approvato, sarà sottoposto a una consultazione popolare in Nuova Caledonia nel corso del prossimo anno.
Questo passaggio arriva dopo una fase molto delicata nella storia recente dell’arcipelago. L’attuale percorso istituzionale prende origine dall’Accordo di Nouméa del 1998, che prevedeva un progressivo trasferimento di competenze dallo Stato centrale al governo locale e la possibilità di organizzare fino a tre referendum sull’indipendenza. I caledoniani sono stati chiamati al voto nel 2018, nel 2020 e nel 2021. Nel primo caso, il 56,4% degli elettori ha votato contro l’indipendenza, con un’affluenza superiore all’80%. Due anni dopo, la percentuale di contrari è scesa al 53,3%, mentre i favorevoli all’indipendenza sono saliti al 46,7%. Il terzo e ultimo voto, celebrato nel dicembre 2021, ha registrato un netto trionfo del fronte unionista con il 96,5% dei voti, ma è stato pesantemente segnato dal boicottaggio delle forze indipendentiste, che chiedevano il rinvio a causa della pandemia di Covid-19. L’affluenza in quell’occasione è scesa al di sotto del 44%.
La frattura politica in Nuova Caledonia corrisponde in gran parte a una divisione etnica. I kanak, popolazione indigena dell’arcipelago, sono storicamente favorevoli all’indipendenza, mentre i caldoches, discendenti dei coloni europei e attualmente maggioranza demografica, sostengono prevalentemente il mantenimento del legame con Parigi. Tuttavia i primi due referendum hanno dimostrato che il sostegno all’indipendenza ha saputo estendersi anche oltre la tradizionale base etnica.
Nel maggio 2024 l’approvazione da parte del Parlamento francese di una riforma del corpo elettorale che ampliava il diritto di voto ai residenti da almeno dieci anni ha provocato un’ondata di violente proteste in Nuova Caledonia. Le manifestazioni hanno causato la morte di almeno quattro persone e centinaia di feriti. Il governo francese ha risposto dichiarando lo stato d’emergenza e inviando l’esercito a ristabilire l’ordine pubblico.
L’accordo firmato in queste ore rappresenta il punto di partenza per un riassetto istituzionale che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe chiudere il capitolo delle tensioni legate all’indipendenza. Non è previsto un nuovo referendum secessionista, ma un percorso che riconosce specificità e identità locali all’interno della cornice costituzionale francese. La doppia cittadinanza caledoniana, il nuovo corpo elettorale e il riconoscimento del territorio come Stato integrato mirano a trovare un equilibrio duraturo tra autonomia e unità nazionale.
Il successo di questo percorso dipenderà dall’approvazione parlamentare in Francia, dalla ratifica popolare prevista in Nuova Caledonia nel 2026 e, soprattutto, dalla capacità delle parti coinvolte di tradurre in realtà le promesse di dialogo, riconoscimento e coesione.