Oman. Vision 2040 per diversificare l’economia

di Giuseppe Gagliano

Nel cuore del Golfo, dove il deserto incontra il mare e la diplomazia si intreccia con l’ambizione, l’Oman sta scrivendo un nuovo capitolo della sua storia sotto la guida del sultano Haitham bin Tariq e dell’abile stratega Abdulsalam al-Murshidi, a capo dell’Omani Investment Authority (OIA). La Vision 2040, il grande piano per trasformare il Sultanato in un hub economico moderno e diversificato, non è solo un documento: è una dichiarazione di intenti che mira a liberare l’Oman dalla dipendenza dal petrolio, rafforzando la sua autonomia senza rinunciare alla sua leggendaria neutralità diplomatica. In questo gioco di equilibrio, al-Murshidi emerge come un architetto silenzioso, tessendo una rete di investimenti globali che spazia dall’intelligenza artificiale alla sicurezza informatica, mentre il giovane Sayyid Theyazin, erede al trono e ministro della cultura, sport e gioventù, dà voce a una nuova generazione pronta a proiettare l’Oman sul palcoscenico mondiale.
Si immagini Mascate, una città che respira storia, con i suoi forti bianchi che si stagliano contro il cielo e i mercati che pulsano di vita. Qui, lontano dai riflettori che illuminano le ambizioni faraoniche di Riad o Dubai, l’Oman sta costruendo il suo futuro con una discrezione che è quasi un’arte. Dal 2020, quando Haitham è salito al trono succedendo al leggendario sultano Qaboos, il paese ha abbracciato la Vision 2040, un progetto che punta a diversificare l’economia, attrarre investimenti stranieri e creare opportunità per i giovani omaniti. Al centro di questa strategia c’è l’OIA, guidata da al-Murshidi, un uomo che incarna il pragmatismo del Sultanato: non proclami roboanti, ma mosse calcolate per posizionare l’Oman come un attore credibile in un mondo in rapida trasformazione.
La strategia di investimento dell’OIA è un mosaico di ambizione e cautela. Al-Murshidi ha identificato settori chiave come l’intelligenza artificiale (IA) e la sicurezza informatica, due campi che non solo promettono ritorni economici, ma rafforzano la resilienza nazionale in un’epoca di guerre digitali e competizione tecnologica. L’Oman non vuole essere un semplice consumatore di tecnologia, ma un innovatore. Progetti come l’istituzione di data center avanzati e partnership con aziende leader nel campo dell’IA riflettono questa visione. Allo stesso tempo, l’OIA sta diversificando il portafoglio con investimenti in infrastrutture, energie rinnovabili e turismo, settori che sfruttano le bellezze naturali del paese e la sua posizione strategica tra Asia, Africa ed Europa.
Ma il vero colpo da maestro di Al-Murshidi è la sua capacità di costruire ponti internazionali. L’Oman, con la sua tradizione di neutralità, è un raro esempio di paese che dialoga con tutti: Stati Uniti, Cina, Iran, Israele, Arabia Saudita. Al-Murshidi ha sfruttato questa posizione per coltivare partnership strategiche. Negli Stati Uniti, l’OIA ha investito in startup tecnologiche della Silicon Valley, mentre in Europa ha stretto accordi con aziende tedesche e britanniche nel campo della sicurezza informatica. In Asia, Giappone e Cina sono partner chiave: Tokyo per la tecnologia, Pechino per le infrastrutture. Queste mosse non sono solo economiche, ma geopolitiche: ogni investimento è un filo che lega l’Oman al mondo, riducendo la sua vulnerabilità in un Golfo turbolento.
A sostenere al-Murshidi c’è una squadra di figure di spicco, tra cui il sultano Haitham, che vede nell’OIA il motore della modernizzazione, e Sayyid Theyazin, il figlio del sultano, la cui influenza sta crescendo. Theyazin, 35 anni, è una figura affascinante: educato in Occidente, ma radicato nei valori omaniti, rappresenta il volto giovane della Vision 2040. Come ministro, ha promosso iniziative per coinvolgere i giovani nell’innovazione e nello sport, ma il suo ruolo va oltre: è un ambasciatore informale del Sultanato, capace di parlare sia ai leader del Golfo sia ai diplomatici occidentali. La sua visione, in linea con quella del padre, è chiara: l’Oman deve essere economicamente indipendente, ma senza compromettere la sua neutralità, un bene prezioso in una regione dilaniata da rivalità.
Questa neutralità è il cuore della strategia omanita. Mentre l’Arabia Saudita di Mohammed bin Salman punta su progetti faraonici come NEOM e gli Emirati Arabi Uniti si posizionano come hub globale, l’Oman sceglie una via diversa. Non cerca di competere con i giganti del Golfo, ma di ritagliarsi un ruolo unico: quello del mediatore affidabile, dell’investitore discreto, del partner che non impone condizioni ma offre opportunità. Questo approccio si riflette nella gestione dell’OIA, che sotto al-Murshidi ha aumentato gli asset da 41 a oltre 50 miliardi di dollari in pochi anni, con investimenti che spaziano dall’India al Regno Unito.
Eppure il cammino non è privo di ostacoli. L’Oman deve affrontare sfide interne, come un alto tasso di disoccupazione giovanile e un’economia ancora troppo legata al petrolio, che rappresenta il 70% delle entrate statali. La transizione verso un’economia diversificata richiede tempo, e la pazienza non è una virtù comune in un mondo che chiede risultati immediati. Inoltre, la competizione regionale è feroce: gli Emirati, con il loro dinamismo, e l’Arabia Saudita, con le sue immense risorse, attirano la maggior parte degli investimenti stranieri nel Golfo. L’Oman, con un PIL più modesto, deve essere più creativo, più strategico.
Un altro rischio è geopolitico. La neutralità dell’Oman è un’arma a doppio taglio: se da un lato apre porte, dall’altro lo espone a pressioni. Gli Stati Uniti, ad esempio, vedono nell’Oman un alleato chiave per la mediazione con l’Iran, ma potrebbero chiedere maggiore allineamento su questioni come la Cina. Pechino, dal canto suo, sta investendo pesantemente nel porto di Duqm, parte della Belt and Road Initiative, suscitando sospetti a Washington. Al-Murshidi e Haitham devono navigare queste acque con cautela, evitando di essere trascinati nelle rivalità globali.
In questo contesto, il ruolo di Sayyid Theyazin è cruciale. La sua crescente influenza, come dimostrano i suoi interventi nei colloqui nucleari tra Iran e Stati Uniti o le sue riflessioni sulla politica regionale, lo rende una figura di raccordo tra tradizione e modernità. Theyazin non è solo l’erede al trono, ma un simbolo della continuità della Vision 2040, che guarda al 2040 non come un traguardo, ma come un punto di partenza per un Oman più forte, più connesso, più sicuro.
La strategia di investimento dell’Oman, guidata da al-Murshidi e sostenuta da Haitham e Theyazin, è una scommessa sul futuro. Non ha il clamore di NEOM o la grandeur di Dubai, ma è radicata in una visione che unisce pragmatismo e lungimiranza. Mentre il mondo cambia, tra crisi climatiche, rivoluzioni tecnologiche e tensioni geopolitiche.