Onu. Riforma Nordio e giustizia indipendente: cartellino giallo all’Italia

di C. Alessandro Mauceri –

Da qualche settimana è iniziata la corsa ad accaparrarsi voti per il “sì” o per il “no” in vista del referendum sulla cosiddetta “riforma Nordio”. Una questione della quale ha parlato anche la Relatrice speciale ONU sull’indipendenza di giudici e avvocati, Margaret Satterthwaite.
Il suo mandato prevede proprio l’analisi degli attacchi all’indipendenza di giudici, avvocati e pubblici ministeri; il monitoraggio dei progressi compiuti nella tutela e nel rafforzamento della loro indipendenza, ma sorpattutto “formulare raccomandazioni concrete agli Stati e agli altri attori” e “individuare modalità per migliorare l’indipendenza della magistratura e della professione legale”.
Nel corso degli anni, non solo in Italia, si sono registrati un numero significativo di attacchi contro giudici e pubblici ministeri e di restrizioni al libero e indipendente esercizio della loro professione.
A fine 2025, la Satterthwaite inviò una comunicazione ufficiale al Governo italiano (OL ITA 7/2025), nella quale esprimeva forti preoccupazioni sulla riforma costituzionale della giustizia e sulla modifica degli articoli 102, 104 e 105 della Costituzione italiana. Secondo la Satterthwaite, le modifiche oggetto della proposta del governo comporterebbero seri rischi per l’indipendenza della magistratura. Una nota che pur non costituendo una valutazione esaustiva della riforma, resta, però, un’analisi basata sugli standard internazionali dei diritti umani relativi all’indipendenza giudiziaria e al diritto a un processo equo. In essa, si fa riferimento a documenti importanti. Dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (ICCPR). L’articolo 10 della Dichiarazione Universale, infatti, sancisce il diritto di ogni individuo a un’equa e pubblica udienza davanti a un tribunale indipendente e imparziale. L’articolo 14 dell’ICCPR fornisce un’articolazione giuridicamente vincolante di tale diritto, ribadendo il diritto a un’udienza davanti a un tribunale competente, indipendente e imparziale stabilito dalla legge. Con il Commento generale n. 32 del 2007, anche il Comitato per i Diritti Umani aveva sottolineato che l’uguaglianza davanti ai tribunali e le garanzie di un processo equo devono essere considerati fondamentali per la tutela dei diritti umani e devono fungere come garanzia del rispetto dello stato di diritto. Partendo da queste considerazioni, la Relatrice Speciale ha sottolineato che i sistemi disciplinari, sia per i giudici che per i pubblici ministeri, devono rispettare “pienamente” le garanzie per un giusto processo, incluso il diritto a un’udienza equa e l’accesso a un meccanismo di appello indipendente.
Nella nota di ottobre 2025, la Satterthwaite chiedeva formalmente al governo italiano di fornire informazioni o considerazioni aggiuntive sulle questioni sollevate e di spiegarecome e fino a che punto le proposte di modifica costituzionale sarebbero conformi agli obblighi dell’Italia ai sensi del diritto internazionale, in particolare quelli derivanti dall’ICCPR. Inoltre, esortava ad un’attenta rivalutazione della riforma per garantire che non indebolisse, ma anzi che potesse rafforzare l’indipendenza della magistratura, senza violare il diritto a un processo equo presso un tribunale competente, indipendente e imparziale. La comunicazione sottolineava che, essendo riferita a una norma di legge ancora in corso di approvazione, la risposta fornita dal governo italano sarebbe stata resa pubblica tramite il sito web di reporting delle comunicazioni delle Nazioni Unite e successivamente inclusa nel rapporto da presentare al Consiglio dei Diritti Umani. Ma sul sito della relatrice speciale, ad oggi, non c’è traccia della risposta del governo italiano.
L’11 gennaio 2026, in occasione della Giornata dell’Indipendenza della magistratura, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sull’indipendenza dei magistrati e degli avvocati, Margaret Satterthwaite, ha ribadito con forza l’importanza dell’indipendenza dei magistrati affermando che “i giudici indipendenti svolgono un ruolo più ampio nel mantenere democrazie forti e pacifiche e nel prevenire abusi di potere”. “L’opinione pubblica può credere nello stato di diritto solo quando sa che i magistrati non sono soggetti a un leader o a un partito politico” ha sottolineato la Sattrerthwaite.
L’indipendenza dei giudici non è un concetto astratto, nè in Italia nè in altri paesi, ma una realtà che deve essere protetta da pressioni politiche, mediatiche, disciplinari e normative.