di Alessandra Fabbretti / Dire* –
“Noi ora siamo al sicuro, quindi la nostra preoccupazione è per i palestinesi residenti al villaggio: sappiamo che dopo averci aggredito la notte, i coloni israeliani mascherati sono già tornati nel pomeriggio a bordo di quad per terrorizzare i residenti e temiamo nuovi assalti“. Ne parlano con l’agenzia Dire due dei tre attivisti italiani della campagna palestinese Faz3a, che nella notte tra sabato e domenica sono stati aggrediti nel sonno da una banda di dieci coloni armati di pistole e spranghe, riportando ferite ed ematomi, e subendo il furto di smartphone, passaporti, carte di credito e altri effetti personali.
I due attivisti chiedono che non sia reso noto il loro nome per ragioni di sicurezza e continuano spiegando che la loro preoccupazione dipende dal fatto che “quando sono i palestinesi a subire attacchi, le aggressioni sono molto più violente“. Lo dimostra, ad esempio, il fatto che nei momenti concitati dell’aggressione, “i coloni abbiano caricato i fucili quando hanno visto i palestinesi giungere in nostro soccorso. Non gli hanno sparato ma gli hanno anche lanciato delle pietre contro”.
I tre italiani, insieme a un cittadino canadese, erano da alcuni giorni nel villaggio di Ein El-Duyuk, nei pressi di Gerico, nell’ambito della campagna palestinese Faz3a, che promuove viaggi di cittadini stranieri per convivere per un periodo nei villaggi. L’obiettivo, da un lato, è di proteggere i residenti dagli attacchi dei coloni e, dall’altro, quello di documentare abusi e assalti. “Da due mesi sappiamo che gli attacchi ad El-Duyuk sono aumentati – proseguono i due attivisti di Faz3a – dopo che è stato costruito un nuovo avamposto vicino a una base militare. Sono pressoché quotidiani”.
Stando agli attivisti, si va dai coloni che attraversano le strade del villaggio a bordo di moto e quad, per intimidire e spaventare la popolazione, ad aggressioni che comportano la distruzione di porte, finestre o pannelli solari. Una casa in costruzione è stata vandalizzata due volte. C’è poi il furto di proprietà privata, “duecento le capre rubate in tutto”. “Da quando siamo qui – proseguono gli attivisti – la gente ha perlomeno potuto dormire delle notti intere, perché non hanno dovuto fare le ronde. Immaginate bene che tante famiglie, anche con bambini piccoli, non riescano a vivere serene in questo clima“.
Ein Al-Duyuk è un villaggio situato nell’Area A della Cisgiordania, quella delle tre che stando agli Accordi di Oslo del 1994 è sottoposta al controllo pieno dell’Autorità nazionale palestinese (Anp). Tuttavia, “la polizia palestinese non ha molto potere perché, se interviene, l’Anp stessa rischia rappresaglie, oltre alla popolazione palestinese”. Non resterebbe quindi che chiedere l’intervento dell’esercito israeliano che tuttavia “ogni volta si rifiuta, o peggio”. E’ cosa nota che nelle aree B e C, dove invece è presente, “l’esercito intervenga dopo gli attacchi dei coloni per arrestare i residenti palestinesi o compiere violenze anche peggiori”.
Ora i tre connazionali sono al sicuro ma sono incerti se denunciare l’aggressione subita anche alle autorità israeliane, oltre a quelle palestinesi, nonostante Israele abbia annunciato l’avvio di un’inchiesta. Entrare in una stazione di polizia “significa rischiare l’arresto, anche per gli attivisti internazionali, e spesso l’epilogo è il rimpatrio forzato”, concludono.
* Fonte: agenzia Dire.












