di Ugo Cataluddi e Vittorio Di Mambro Rossetti / Dire * –
ROMA. Non può aprire nessun conto bancario in nessuna parte del mondo. Non può nemmeno noleggiare un auto. Questo perché dall’amministrazione statunitense “sono stata accusata di aver cooperato con la Corte penale internazionale. Cosa che fanno tutti i relatori speciali”. Francesca Albanese, relatrice Onu che, tra le prime, ha chiamato “genocidio” l’attacco perpetuo alla popolazione di Gaza, parla a margine di una conferenza stampa al Senato, organizzata da Avs. E spiega perché è finita nel mirino dell’amministrazione Trump che l’ha colpita con pesanti sanzioni che si ripercuotono sulla sua professione, sulla sua famiglia, in ogni attività quotidiana e minano i suoi diritti.
“Il segretario Marco Rubio ha motivato le sanzioni a mio carico sostenendo che rappresentavo una minaccia all’economia americana e globale per le mie indagini sul governo di Israele. Un provvedimento assurdo che si commenta da solo”, prosegue la relatrice dell’Onu. Albanese, ha quindi elencato gli effetti dei provvedimenti Usa nei suoi confronti: “con le sanzioni- ha spiegato- viene limitata la mia libertà di movimento. Sono stati congelati i miei conti correnti e al momento non posso aprire un conto né all’estero, n* in Italia. Mia figlia e mio marito rischiano fino a 20 anni di carcere e sanzioni pecuniarie fino a un miliardo di dollari per il solo fatto di avere rapporti con me”. Non solo, “ho interrotto tutte le mie collaborazioni con le università, le ong e gli enti di ricerca. Dal governo? Nessuna solidarietà”.
“Non potendo aprire un conto corrente bancario non posso fare quasi niente. Sono rientrata a Napoli per ragioni familiari e non avendo una carta di credito non ho potuto nemmeno affittare un auto. Sono costretta a girare con i contanti. Questa nei miei confronti è una modalità punitiva e persecutoria”. Lo dice la relatrice dell’Onu, Francesca Albanese a margine di una conferenza stampa al Senato.
“Non è una cosa da cui posso difendermi da sola. Nessuno del governo mi ha chiamato per esprimermi solidarietà. Altri governi lo hanno fatto ma non quello italiano. Se sono sorpresa della mancata solidarietà da parte di qualcuno in particolare? In un ordinamento costituzionale ci si aspetta che l’organo preposto a difendere la Costituzione si pronunci su un provvedimento senza precedenti come questo. Spero che gli italiani si rendano conto di quello che sta succedendo in questo Paese”, conclude.
“Oggi al Senato della Repubblica abbiamo accolto Francesca Albanese, da quasi due mesi sotto sanzioni USA. La sua colpa? Dire la verità. Avere svelato il business che si nasconde dietro al genocidio a Gaza. I bombardamenti, la fame come arma di guerra, le violazioni quotidiane contro il popolo palestinese. Non sarebbero realtà se ,al posto di un mondo che segue le terribili logiche del profitto, ce ne fosse uno che mette al centro il diritto, i diritti umani. Francesca Albanese, per quella verità, paga oggi, sulla propria pelle, un prezzo altissimo.
Le sanzioni la privano di pezzi fondamentali della sua vita, la costringono a vivere di tante rinunce, nell’incertezza, per sé e per i propri cari. Ciononostante, la sua lotta non ha fine, la sua voce non arretra. Anche per questo deve andare a lei il nostro più profondo grazie. Alla sua voce, si deve unire la nostra. Stiamo dalla parte dei diritti. Stiamo dalla parte dell’umanità”. Lo scrive sui social la senatrice Ilaria Cucchi (Avs).
Durante la conferenza stampa, Albanese si è difesa di fronte a una domanda “insidiosa” di giornalista. “In questi mesi ho partecipato a più di mille incontri. Non ho l’abitudine di chiedere il pedigree a chi mi chiede foto, ma da adesso lo farò. Durante alcuni giorni di vacanza sul lago di Como, mi chiesero di partecipare ad un evento. Non mi sono informata su chi fossero gli organizzatori se questa è la mia colpa ok, me la prendo. Ora possiamo continuare a parlare di genocidio?”. Lo dice la relatrice Onu, Francesca Albanese rispondendo a una cronista de Il Tempo su eventuali rapporti con personaggi ritenuti filo-Hamas.
* Fonte: agenzia Dire.












