Perù. Volata finale tra Keiko Fujimori e Roberto Sánchez

di Paolo Menchi

A una settimana dal ballottaggio presidenziale, i sondaggi registrano un sostanziale pareggio tecnico. Il Paese vive un clima di forte tensione sociale, segnato da manifestazioni antifujimoriste nelle strade di Lima.
La corsa alla presidenza del Perù è entrata nella sua fase decisiva. Secondo l’ultimo sondaggio di Ipsos, pubblicato da Perú 21, la candidata conservatrice di Fuerza Popular, Keiko Fujimori, mantiene un lieve vantaggio sul rivale di sinistra Roberto Sánchez. La leader di destra si attesta al 38% delle preferenze, mentre lo sfidante di Juntos por el Perú insegue al 35%. Una distanza che, a sette giorni dal voto, rientra nel margine di errore statistico, configurando un autentico pareggio tecnico.
I sondaggi sono stati altalenanti; se a fine aprile i due candidati erano perfettamente appaiati, a metà maggio la Fujimori aveva staccato il rivale di quattro punti, prima del recente riavvicinamento. Da questo domani scatta il silenzio elettorale che vieta la pubblicazione di nuovi sondaggi, rendendo impossibile misurare l’impatto del dibattito televisivo andato in scena questa domenica.
La partita si gioca anche fuori dalle urne, attraverso il delicato sistema delle alleanze. Keiko Fujimori ha incassato l’appoggio, seppur non esplicito, dell’”ultraderechista” Rafael López Aliaga, che ha esortato i suoi a non votare a sinistra. Al suo fianco si sono schierati anche Carlos Espá e Rafael Belaúnde. Sul fronte opposto Roberto Sánchez, che in campagna elettorale utilizza il simbolo del cappello dell’ex presidente incarcerato Pedro Castillo, ha consolidato il sostegno di figure come l’imprenditore Ricardo Belmont e il centro-sinistra di Alfonso López Chau. Nel campo del “non voto” invece il centrista Jorge Nieto e l’ex ministra Marisol Pérez Tello hanno lanciato un appello per il voto nullo.
Mentre la politica negozia i voti, il clima nel Paese si scalda. Sabato 30 maggio, migliaia di manifestanti sono scesi in piazza a Lima al grido di “Keiko no va, Fujimori nunca más”. Il corteo, che ha attraversato il centro storico, ha riunito familiari delle vittime delle violazioni dei diritti umani risalenti agli anni del governo di Alberto Fujimori (1990-2000), parenti delle vittime nelle recenti proteste contro Dina Boluarte e numerosi giovani.