Polonia. Protesta degli agricoltori: boccato nuovamente il valico con l’Ucraina

di Giuseppe Gagliano –

Gli agricoltori polacchi hanno bloccato temporaneamente il valico di Medyka-Shehyni, paralizzando il traffico dei camion diretti verso l’Ucraina. È l’ennesimo episodio di un braccio di ferro che dura dal 2023, quando l’allentamento delle regole commerciali voluto da Bruxelles per sostenere Kiev dopo l’invasione russa ha provocato un afflusso di merci ucraine sul mercato europeo. Per i coltivatori polacchi significa concorrenza a basso prezzo e difficoltà crescenti nel collocare i propri prodotti, in particolare grano.
Il gesto ha un forte valore politico, perché avviene mentre il nuovo presidente polacco, Karol Nawrocki, imprime una svolta nei rapporti con Kiev, adottando una linea più rigida rispetto al suo predecessore Andrzej Duda.
La protesta contadina riflette un malessere più ampio che attraversa la società polacca. Lo dimostra il sondaggio pubblicato da Rzeczpospolita: oltre il 52% dei cittadini si oppone al sostegno della candidatura ucraina nella NATO. Lo scetticismo è forte tra le fasce rurali, gli over 50 e chi vive difficoltà economiche. È un segnale di come la solidarietà verso Kiev, pur sostenuta dal governo negli ultimi anni, stia logorandosi di fronte al peso degli aiuti finanziari, all’accoglienza di quasi un milione di rifugiati e alla competizione nei settori agricolo e del lavoro.
Alle tensioni economiche si aggiungono i fantasmi della storia. Vecchi rancori legati ai conflitti del Novecento riaffiorano, alimentati da retoriche nazionaliste che vedono l’Ucraina non solo come concorrente ma anche come rivale sul piano identitario. Questo riporta la relazione bilaterale a una dimensione fragile, in cui la vicinanza geografica si traduce in una convivenza difficile.
Varsavia resta un partner cruciale per Kiev: ha fornito oltre 4,5 miliardi di euro in aiuti militari, ospita il corridoio logistico di Rzeszow-Jasionka ed è una retrovia fondamentale per i flussi di armi occidentali. Tuttavia, Nawrocki ha già posto il veto a nuove misure di sostegno finanziario agli ucraini in Polonia, segnalando che la pazienza politica ha un limite. Se la Polonia dovesse ridurre il suo impegno, la capacità di Kiev di sostenere lo sforzo bellico ne risulterebbe indebolita, aprendo un nuovo fronte di vulnerabilità.
Il contesto di tensione con l’Ucraina si intreccia con l’ostilità verso la Bielorussia, accusata di spionaggio e provocazioni durante le esercitazioni congiunte con la Russia. Varsavia ha invitato i cittadini a lasciare Minsk e ha intensificato le esercitazioni militari: Iron Defender-25 mobiliterà oltre 30.000 soldati polacchi e alleati, testando capacità difensive terrestri, navali, aeree e cibernetiche. È la prova che la Polonia si vede come prima linea del confronto con Mosca e Minsk, e che intende rafforzare la propria postura anche indipendentemente dalla linea europea.
La Polonia si trova divisa tra la sua funzione di bastione orientale della NATO e le pressioni interne di una società stanca dei costi della guerra. La protesta degli agricoltori è più di un gesto corporativo: è il simbolo di una frattura politica che rischia di minare l’unità europea sulla questione ucraina. Per Varsavia, il vero dilemma è scegliere se continuare a essere la retrovia strategica di Kiev o se, cedendo al malcontento interno, ridisegnare le proprie priorità in chiave più nazionale e meno atlantica.