Qatar. Boomerang per Netanyahu: prende piede l’idea di una Nato islamica

I paesi della regione puntano anche sull'isolamento economico. A rischio gli Accordi di Abramo.

di Enrico Oliari

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu è intervenuto circa il summit dei paesi islamici di Doha, ravvisando che “ci dovremo adattare a una nuova realtà economica” e che “saremo un’Atene e una super Sparta di fronte all’isolamento”. L’attacco al Qatar, compiuto da Israele per eliminare i vertici di Hamas (peraltro senza successo), si sta risolvendo in un boomerang per Netanyahu, il quale ha dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio di non essere interessato al dialogo e ai contatti per risolvere la crisi di Gaza e liberare gli ostaggi. Anche perché qualche settimana fa la Knesset ha dato il via libera all’annessione della Cisgiordania (dove non governa Hamas), e tra proclami di costruire resort a Gaza e di istituire nuovi kibbuz ovunque, nonché di rifiutare la soluzione dei “Due Stati”, appare evidente l’obiettivo di impadronirsi dei territori palestinesi per fare un unico stato ebraico “dal fiume al mare”, come appare sulle divise dei militari.
Netanyahu vuole insomma continuare nella sua opera di distruzione di vite, di famiglie, di città, ma anche di diplomazia, dal momento che a Doha sta succedendo quello che lui stesso aveva con tutta probabilità preventivato, ovvero l’annichilimento degli “Accordi di Abramo” promossi dagli Usa, con buona pace dei desiderata occidentali e della stabilità regionale.
Aprendo i lavori di Doha l’emiro del Qatar Tamim bin Hamad al-Thani ha definito un caso unico l’attacco mosso dagli israeliani: “un paese che è parte dei negoziati, il quale bombarda lo Stato che ospita i negoziati per ammazzare la controparte. Avete mai sentito una cosa del genere?”. “Se Israele ha intenzione di assassinare i leader di Hamas, perché allora fare i negoziati? Se insiste per la liberazione degli ostaggi, perché assassinare i negoziatori? Come possiamo ospitare nel nostro Paese delegazioni israeliane mentre Israele invia droni e aerei contro il nostro Paese?”, si è chiesto l’emiro, concludendo che “questa è solo un’aggressione codarda, e non c’è spazio per trattare con una parte del genere”.
Il premier qatarino Muhammad a-Thani ha poi rincarato la dose, chiedendo alla comunità internazionale di “smettere di utilizzare due pesi e due misure: deve punire Israele per quello che è successo”.
Il rischio immediato per Israele è quindi l’isolamento regionale, con i paesi dell’Area intenzionati a bloccare investimenti, esportazioni e importazioni.
Al di là delle ovvie condanne “delle operazioni aggressive di Israele, dei crimini di genocidio, della pulizia etnica, dell’assedio che provoca carestia, nonché della colonizzazione ed espansione, azioni che minano le prospettive di pace e coesistenza pacifica nella regione”, i leader riunitisi a Doha hanno pensato ad un “meccanismo di difesa congiunto” come avviene per la Nato, cosa proposta due giorni fa dall’Egitto. La cosa sarà portata al Consiglio di Cooperazione del Golfo sulla difesa che si terrà prossimamente nella capitale qatarina.
I leader dei paesi islamici si sono inoltre detti dell’avviso di “rafforzare l’unità arabo-islamica nelle organizzazioni internazionali”, mentre il presidente Usa sta cercando di correre ai ripari affermando che “il Qatar è un alleato degli Stati Uniti”, anche perché lì vi è la principale base americana del Golfo.
Duro il presidente turco Recep Tayyp Erdogan: “Israele ha una mentalità rapace e assetata di sangue”.