Quando la scienza diventa poco scientifica…

di C. Alessandro Mauceri

Recentemente diversi studi scientifici hanno dimostrato che un numero impressionante di articoli su temi biomedici, pubblicati da autorevoli scienziati, riporta in realtà citazioni create con l’Intelligenza Artificiale. Il problema non riguarda soltanto le dimensioni attuali del fenomeno o il trend che mostra un aumento esponenziale dei casi: in assenza di una formale smentita, queste pubblicazioni potrebbero infatti influenzare decisioni politiche, mediche e relative allo sviluppo di nuove terapie e farmaci. In una delle ricerche, pubblicata sull’autorevole rivista The Lancet, Maxim Topaz, professore associato alla Columbia School of Nursing, avrebbe individuato quasi 3.000 articoli accademici contenenti oltre 4.000 citazioni di ricerche inesistenti.
Tra i fenomeni segnalati l’aumento vertiginoso dei casi: il numero delle false citazioni è cresciuto di dodici volte negli ultimi tre anni. Nel 2023, la percentuale di articoli scientifici contenenti almeno un riferimento falso era pari a uno su 2.828. Nel 2025, il rapporto era salito a uno su 458. Nei primi due mesi del 2026, la probabilità di imbattersi in una citazione falsa è ulteriormente aumentata, arrivando a uno su 277.
Come è possibile tutto questo? Davvero un ricercatore rischierebbe di mettere in gioco la propria reputazione per una citazione?
In realtà già in passato questo pericolo era stato studiato. Il rischio di trovare testi scientifici con citazioni false era già stato segnalato nel 2023 in un articolo pubblicato su Scientific Reports (Nature). In quel caso, la percentuale di citazioni inventate utilizzando uno dei più comuni software di IA era stimata intorno al 18%. Lo studio, condotto da ricercatori legati alla Cornell University e alla UCLA e consultabile su arXiv, aveva rilevato la presenza di circa 146.900 citazioni false generate da sistemi di IA e successivamente riportate in lavori di ricerca.
Il rischio di commettere errori nella citazione delle fonti spesso deriva dal desiderio di semplificare o velocizzare il proprio lavoro. L’autore di uno studio chiede ad uno strumento di IA di fornire un riferimento bibliografico a supporto di una determinata affermazione. Diversi studi hanno però dimostrato che questi sistemi tendono a “confabulare” i riferimenti, generando citazioni apparentemente verosimili ma assenti dalla letteratura scientifica indicizzata. Talvolta si fa riferimento a titoli credibili che dichiarano essere stati pubblicati su riviste reali; altre volte citano autori noti oppure riportano identificativi bibliografici (come DOI o PubMed ID) che, però, non corrispondono ad alcuna ricerca esistente. In altri casi, si è osservato che l’IA mescola elementi reali e fittizi: per esempio, cita un autore realmente esistente ma associa il suo nome a un titolo o a un anno di pubblicazione errati, alterando così il corretto riconoscimento del lavoro scientifico effettivamente svolto.
Secondo Usha Haley, docente di management alla Wichita State University, queste pratiche “minano la fiducia nel registro accademico che fornisce le basi su cui poggiano la revisione paritaria e la conoscenza cumulativa”.
Per cercare di contrastare questo fenomeno, le principali piattaforme di archiviazione scientifica — arXiv, bioRxiv, SSRN e PubMed Central — hanno annunciato l’intenzione di introdurre nuovi sistemi di controllo. ArXiv ha dichiarato che gli autori che invieranno lavori contenenti citazioni generate dall’IA o altri segnali di contenuti non verificati saranno ufficialmente banditi dalla piattaforma. Steinn Sigurdsson, direttore scientifico di arXiv, ha dichiarato che “il corpus della scienza si sta diluendo. Gran parte del materiale generato dall’IA è attivamente sbagliato o privo di significato. È solo rumore”.
Il rischio è che diventi sempre più difficile distinguere le scoperte autentiche dalle invenzioni algoritmiche, depistando la comunità scientifica e rallentando il progresso basato su prove concrete.
Nel frattempo, il fenomeno sembra diffondersi anche in altri ambiti, come quello universitario e scolastico. Per questo motivo, docenti e tutor raccomandano spesso prudenza nell’utilizzo dell’IA per la realizzazione di elaborati accademici, tra cui tesi, progetti di ricerca e revisioni della letteratura. Nei casi più gravi, l’uso di riferimenti inesistenti può comportare sanzioni per violazione dell’integrità accademica. Anche a livello scolastico, l’impiego di fonti inesistenti rischia di distorcere le conoscenze apprese, compromettendo il processo educativo e la capacità degli studenti di valutare criticamente le informazioni.