Rapporto ChildFund Alliance sui diritti dei minori (e delle donne)

di C.Alessandro Mauceri –

La ChildFund Alliance raggruppa undici organizzazioni umanitarie di 70 Paesi. Ogni anno pubblica l’ChildFund Alliance World Index, un tempo noto come WeWorld Index, nel quale si cerca di misurare le condizioni di vita di donne e bambini/e in 157 Paesi, basandosi sulla promozione e sulla violazione dei loro diritti.
Per il 2024 la ricerca si è concentra sul diritto dei più giovani ad avere un futuro (diritto di vivere in un mondo che offra opportunità eque e sostenibili per la loro crescita, benessere e sviluppo). Per i più piccoli il quadro generale riportato nell’ultimo rapporto è impietoso: un bambino e bambina su tre vivono in un paese in cui i diritti umani non sono rispettati e implementati. I progressi rilevati in genere riguardano solo la salute dei minori (ma non in tutte le aree allo stesso modo). Per altri diritti, invece, come per il diritto all’istruzione, nell’ultimo periodo non sono stati registrati significativi miglioramenti. A confermarlo i diretti interessati: nel rispetto del disposto dell’articolo 12 della Convenzione delle Nazioni Unite per i Diritti dei Minori sono stati ascoltati i pareri di 10.000 bambini, bambine e adolescenti di 41 paesi, le loro paure, le loro aspettative e le loro speranze. Molti di loro hanno affermato di non essere felici.
Al vertice dalla classifica dei paesi che rispettano i diritti dei minori i paesi del Nord Europa (ai primi tre posti si sono classificati i “soliti” Svezia, Islanda e Norvegia), seguiti da Svizzera, Australia e Danimarca. In coda all’elenco dei 157 paesi analizzati Mali, Niger, Repubblica Centrafricana, e, ultimo tra gli ultimi, il Ciad. Paesi dove i diritti delle fasce più vulnerabili della popolazione continuano a essere a rischio.
Una nota particolare è stata (giustamente) dedicata a paesi in guerra dove parlare di rispetto dei diritti dei minori sarebbe anacronistico. Paesi come l’Afghanistan o la Palestina o alcuni paesi africani o mediorientali.
Quanto all’Italia per leggere il suo nome bisogna scendere fino alla 34esima posizione della classifica generale. Praticamente ultimo tra i paesi dell’Europa occidentale (anche la Germania non è messa bene pur occupando la 22esima posizione). Molto peggio di paesi come l’Estonia, la Lituania o Singapore o il Cile. Nonostante l’Italia rientri tra i paesi con “forte implementazione dei diritti umani”, la situazione delle donne e dei bambini mostra numerose criticità. Ma soprattutto, in alcuni settori un peggioramento dal 2015.
Nonostante nel confronto con i paesi europei l’Italia occupi posizioni di vertice in alcuni settori (come la sanità), in altri settori è molto, troppo indietro. Rispetto al 2015, le condizioni di bambine e bambini, mostrano un aumento del rischio di povertà intergenerazionale e educativa in parte dovuta ai limitati fondi pubblici nel settore dell’educazione e al gap tra le varie zone del paese).