
di Alberto Galvi –
A Washington è stato approvato un accordo tra i presidenti della Repubblica Democratica del Congo e del Ruanda, Félix Tshisekedi e Paul Kagame. L’intesa, prospettata mesi fa dai rispettivi ministri degli Esteri, mira a tracciare un percorso per porre fine a anni di violenze nell’est del Congo.
Gli Accordi di Washington prevedono un cessate il fuoco permanente, il disarmo dei gruppi armati, il ritorno dei rifugiati e l’istituzione di meccanismi di giustizia transitoria. Per i firmatari, rappresentano l’avvio di un cammino complesso ma carico di speranza verso una pace duratura nella regione dei Grandi Laghi.
Per le popolazioni coinvolte, tuttavia, la realtà quotidiana rimane immutata: chiedono fatti concreti più che nuove firme, affinché le armi tacciano davvero mentre la diplomazia internazionale celebra progressi lontani dal terreno. Alla cerimonia di Washington erano presenti, tra gli altri, il vicepresidente dell’Uganda, i presidenti di Burundi, Angola e Kenya, il primo ministro del Togo, il presidente della Commissione dell’Unione Africana e i ministri degli Esteri di diversi Paesi del Golfo, tra cui Emirati Arabi Uniti e Qatar.
Intanto Congo e Ruanda continuano ad accusarsi reciprocamente di violazioni del cessate il fuoco. I ribelli hanno ripreso le ostilità, mentre l’AFC-M23 (Movimento del 23 marzo) sostiene che le forze governative abbiano bombardato le loro posizioni. Negli ultimi giorni almeno 20 civili sono stati uccisi, tra cui donne e bambini.











