di C. Alessandro Mauceri –
Sembra che i media non conoscano altro che la guerra tra Ucraina e Russia e l’invasione della Striscia di Gaza da parte di Israele. Ma non sono solo queste le guerre in corso. E nemmeno quelle in cui le conseguenze per i civili sono più tragiche. Nei mesi scorsi si è accennato all’incontro del vice di Trump per l’accordo tra Repubblica Democratica del Congo RDC e Ruanda. Un accordo presentato come una pace o una tregua, ma che in realtà aveva come unico scopo permettere al tycoon della Casa Bianca di siglare alcuni contratti commerciali coni due paesi, soprattutto con la RDC.
La conferma è arrivata qualche settimana fa: l’ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani OHCHR ha pubblicato un documento nel quale parlava di “almeno 319 civili” uccisi dai combattenti dell’M23 aiutati da membri delle Forze di difesa del Ruanda, tra il 9 e il 21 luglio nella provincia del Nord Kivu.
Volker Türk, Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha parlato di un’ “ondata di violenza mortale”. “Sono inorridito dagli attacchi contro i civili da parte dell’M23 e di altri gruppi armati nell’est della RDC in mezzo ai continui combattimenti, nonostante il cessate-il-fuoco recentemente firmato a Doha”, ha detto.
L’accordo di pace bilaterale, firmato a Washington il 27 giugno tra Ruanda e RDC (cui era seguita il 19 luglio la cosiddetta dichiarazione di Doha tra il governo della RDC e i leader ribelli dell’M23), non sembrano essere altro che carta straccia sotto il profilo del conflitto in atto. Anche alcune ONG umanitarie presenti sul posto hanno sottolineato che in questi mesi è cambiato poco.
Aspetto interessante, diversi attacchi dei ribelli sono stati rivolti verso le chiese cattoliche sul territorio. Il 27 luglio i combattenti dell’ADF hanno attaccato una congregazione cristiana nel villaggio di Komanda, nell’Ituri, uccidendo almeno 40 fedeli di cui 13 bambini e incendiando case, negozi e veicoli. Eppure di loro ne hanno parlato in pochi. Poco i media, concentrati sull’attacco alla chiesa cattolica della Striscia di Gaza, che ha causato due morti.
Le dimensioni del conflitto sono impressionanti, forse peggiori anche del genocidio in atto a Gaza. Secondo le Nazioni Unite, sono oltre 7,8 milioni gli sfollati interni (IDP), ovvero le persone che sono state costrette a lasciare la propria casa nella parte orientale della RDC, ma che sono rimaste all’interno dei confini del paese (e quindi non definibili come rifugiati). Solo nel mese di luglio sono centinaia i civili uccisi nel villaggio di Pikamaibo.
Secondo gli inviati delle Nazioni Unite, sarebbero state commesse gravi violazioni dei diritti umani, come crimini di guerra e crimini contro l’umanità, sia dalla milizia M23 sostenuta dal Ruanda che dall’esercito congolese e dai suoi affiliati nella RDC. Di ritorno dalla missione d’inchiesta dell’Ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite, gli esperti hanno riportato che tutte le parti coinvolte in questo conflitto devastante hanno commesso abusi dalla fine del 2024, tra cui esecuzioni sommarie e violenze sessuali, dilaganti soprattutto nelle province del Nord e del Sud Kivu. Il rapporto delle Nazioni Unite ha rilevato che l’M23, guidato dall’etnia tutsi, ha effettuato esecuzioni sommarie, torture e sparizioni forzate, che possono costituire crimini contro l’umanità. Il numero di donne e le ragazze vittime di violenza sessuale sistematica ormai è incalcolabile. Il gruppo ha anche usato la violenza sessuale sistematica, tra cui lo stupro di gruppo, in gran parte contro le donne, con l’intento di “degradare, punire e spezzare la dignità delle vittime”.
In RDC la crisi umanitaria ha raggiunto livelli spaventosi: 28 milioni di persone sono in condizioni di insicurezza alimentare, dei quali quasi quattro milioni a livelli di emergenza; oltre al colera si sarebbero registrati nuovi casi di Ebola. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’epidemia ha colpito soprattutto le aree di Bulape e Mweka, nella provincia del Kasai, dove i pazienti mostrano sintomi tipici. Ma la situazione potrebbe essere molto più grave e l’epidemia più diffusa: il ministro della Salute della RDC, Roger Kamba, ha dichiarato che “questi dati sono provvisori, poiché le indagini sono ancora in corso”.
Quella in atto è la 16ma epidemia di ebola che colpisce la RDC, l’ultima era stata dichiarata conclusa nell’aprile 2022 in una provincia nord-occidentale. Identificato per la prima volta nel 1976, questo virus ha causato la morte di decine di migliaia di persone in diversi paesi africani con un tasso di mortalità che in alcuni focolai, ha raggiunto il 90%.
















