di Giuseppe De Santis –
La Repubblica Democratica del Congo è il maggior produttore di cobalto al mondo: dalle sue miniere proviene circa il 74% del minerale utilizzato a livello globale. Una parte significativa di questa produzione, tuttavia, proviene da minatori artigianali che operano in condizioni estremamente difficili. Si stima che questi lavoratori siano quasi due milioni e che, indirettamente, garantiscano il sostentamento a circa dieci milioni di persone.
Oltre alle condizioni di lavoro disumane, molti minatori operano al di fuori di qualsiasi quadro legale, il che porta spesso al sequestro del cobalto estratto da parte delle autorità. Per affrontare questa situazione, il governo ha deciso di introdurre un sistema di tracciabilità destinato a identificare l’origine del minerale e a monitorarne il trasporto verso i siti di trasformazione. L’obiettivo è regolarizzare l’attività dei minatori artigianali e migliorare le loro condizioni di lavoro.
Il nuovo sistema sta già producendo risultati: finora è stato possibile tracciare mille tonnellate di cobalto artigianale, anche se non è ancora chiaro chi sarà il compratore finale.
La strada da percorrere per garantire condizioni dignitose ai minatori artigianali resta comunque lunga. Tuttavia, questo primo passo rappresenta un segnale positivo, anche perché il governo congolese è sottoposto alla crescente pressione dei compratori internazionali, che richiedono standard etici più elevati nella filiera del cobalto. Nel lungo periodo, tali iniziative potrebbero portare benefici economici significativi al Paese.












